«Torno a cantare live Ho voglia di fare festa»

Nove concerti «alla Springsteen» in tre arene italiane. «Mi sento pronto a un one man show in tv»

da Milano

Per fortuna c’è Zucchero. Lui non è né lento né rock: è blues. Parte piano, borbotta, poi s’impenna e vai con l’assolo, che è il bocciolo della canzone, la sua anima. Perciò quando arriva qui nella saletta di un hotel milanese, è distante e distaccato, i Ray-Ban fumée sugli occhi, il giubbotto chiuso fino al collo: sta per presentare la sua tournée mondiale, che è la prima dopo cinque anni e, per festeggiare, lo show sarà «più simile a quelli di Springsteen che a quelli di George Michael». Quindi più tosti e meno laccati, e ce ne fossero. Per di più, «ho voglia di sentire nell’aria l’odore di festa». Tre concerti per ciascuna delle arene di Milano (7,8,9 giugno), di Verona (a fine settembre) e di Agrigento (12, 13, 14 luglio), richiesta già enorme, prevendite aperte da venerdì, prezzi bassissimi e di sicuro diventeranno l’evento dell’estate. Poi c’è il poi. Allora lui parla a ruota libera, gli occhiali rimangono ma il giubbotto si slaccia e così le sue parole, che diventano un monologo, questo sì davvero blues, e quanto caliente.
Zucchero, stavolta inaugura la regola del tre: tre concerti in ciascuna delle tre arene.
«Quello è il mio numero portafortuna, non so se per via della Santissima Trinità di quando facevo il chierichetto al mio paese o delle partite a tresette che giocavo nella cooperativa comunista».
Allora era un ragazzetto e sognava in grande. E adesso?
«Non credo ci sia più bisogno di spettacolarizzare troppo, tanto non si inventa più nulla. Certo, ci saranno maxi schermi e grandi luci, ma agli effetti speciali preferisco una band, un buon repertorio e, se permetti, un cantante che se la sappia cavare. Voglio uno show durante il quale uno si può anche bere qualcosa (poco però) tra un pezzo e l’altro. E poi farò brani vecchi come It’s alright da Miserere o You’re so beautiful che ho cantato nell’ultimo album di Sam Moore e ha preso una nomination ai Grammy. O ancora Salty dog dalla versione internazionale del mio ultimo cd Fly. Altrimenti dopo un po’ mi annoio a far sempre le stesse canzoni».
Visto che sua figlia Irene è stata respinta da Sanremo, potrebbe portarsela in tournée.
«Ci sto pensando: è brava, ha una band molto forte. Per me sarebbe una rivincita anche come padre. Lei e la mia ex moglie si lamentavano che ero sempre fuori casa e pensavano che trascorressi il mio tempo a folleggiare in giro... E così anche Irene capirà che cosa vuol dire essere in tour, con le ansie, le tensioni, le dissenterie prima di andare in scena, il jet lag, la stanchezza».
Però è la seconda volta che la bloccano al Festival.
«Il brutto è che la notizia arriva sempre alla vigilia di Natale, con il cappone e il cotechino già pronti. Lei comunque deve andare avanti per la sua strada, anche a me è successo così».
Non minimizzi.
«Dopo il rifiuto di Baudo, mi è venuto da pensare che se uno che ha presentato al Festival tanti brani di successo (cantati da Giorgia, Fiordaliso, Elisa, Bocelli e altri), un giorno ti dice che il pezzo di sua figlia è forte, forse è il caso di dargli un po’ di credito, no?». (E qui gli scappa un epiteto all’indirizzo di Baudo).
Zucchero, avrebbe voglia di fare un one man show in tv?
«Non ho visto quelli di Morandi e di Ranieri ma mi sentirei pronto a farlo, ho sempre voglia di comunicare. Ovviamente ci vogliono gli autori giusti e una certa libertà perché, si sa, la televisione ha sempre le sue liturgie da rispettare».