«Torno in sella Ma il più grande ora è Bettini»

L’asso belga parteciperà a 62 anni a una Gran Fondo in suo onore: «L’azzurro è come me, capace di osare. E ha vinto le Olimpiadi. I Cannibali di oggi? Rossi, Federer e Woods»

«La grandezza del ciclismo? Riuscire a resistere, nonostante tutti gli attacchi. Se mi permette una battuta: cose da Merckx...». E se a dirlo è Eddy Merckx in persona non solo c’è da credergli, ma c’è anche da ascoltarlo. In questi giorni era a Verona, dopo la presentazione della Gran Fondo che porta il suo nome e che si correrà (e che lui correrà a 62 anni) il 25 maggio a Brentino Belluno, sulle strade della Val d’Adige. Lui avrà il numero 1 e chiunque potrà correre con il Cannibale, basta iscriversi e avere una bicicletta. E sono già previste oltre duemila adesioni.
Dunque le toccherà tornare a correre...
«Certo che sì, non sono certo un tipo che si tira indietro: mi alleno regolarmente, non ho certo dimenticato come si fa. Anche se mi limiterò a correre quella media, di 99 chilometri. Sa, comincio ad avere i miei anni...».
Senta Merckx, questo ciclismo le piace?
«È la mia vita. Però questo ciclismo si sta facendo male da solo, siamo davvero al harakiri. Ma la colpa non è solo del doping o dei corridori, ma soprattutto dei dirigenti. Manca la volontà e soprattutto l’amore per uno sport che per molti dirigenti è semplicemente un business. L’idea di fondo del Pro Tour è giustissima: far correre ai migliori corridori le più belle corse del calendario. Ma questo non avviene. Come vedo io il circuito Pro Tour? Sedici squadre di venti corridori massimo e un calendario composto solo dai tre Grandi Giri, e dalle cinque corse monumento (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia, ndr) più le restanti prove della vecchia Coppa del Mondo. Basterebbe solo un po’ di buonsenso».
Qual è il suo corridore preferito?
«Paolo Bettini. Mi entusiasma e mi sorprende perché il suo modo di fare ciclismo è un po’ come il mio: tattico, ma fino ad un certo punto. È capace di osare, di rompere gli schemi. Nelle corse di un giorno è sicuramente uno dei più forti corridori di sempre».
Solo che Bettini può dire di aver vinto due corse che lei non ha vinto: l’Olimpiade e il Campionato di Zurigo...
«Vede che ho ragione a dire che è un piccolo grande fenomeno. È vero, io ho vinto 525 corse, di cui 426 da professionista, ma non ho mai vinto il Campionato di Zurigo, la Parigi-Tours e l’Olimpiade. E lo sa perché? Perché anche Merckx aveva due gambe».
Un tempo ci si alzava alle 6 di mattina per andare a correre, oggi per sottoporsi ai controlli antidoping.
«Se è per questo oggi ti svegliano anche in piena notte e, francamente, tutto questo mi sembra un po’ eccessivo».
La stagione è appena incominciata: chi sarà l’uomo dell’anno?
«Bettini. Vedrete, ci sorprenderà ancora».
Chi vincerà la Sanremo?
«Faccio tre nomi: Boonen, Petacchi, Pozzato».
Il Fiandre?
«Bettini o Ballan, che è favorito anche per la Roubaix con Boonen. Poi la Gand andrà a Petacchi, la Freccia Vallone a Di Luca e la Liegi a Frank Schleck o Cunego».
Beh, a noi italiani non andrebbe malissimo...
«Amo l’Italia e gli italiani».
Segue il calcio?
«Certo, tifo Anderlecht e Milan. Adoro Kakà e stravedo per Pirlo e Gattuso. Ma amo anche la Formula 1: sono ferrarista, anche se mi piace tantissimo Alonso».
E il MotoGp?
«Nessun dubbio: Valentino Rossi».
I Merckx di oggi?
«Valentino Rossi, Roger Federer e Tiger Woods su tutti».
Riuscirà il ciclismo a debellare la piaga doping?
«Il doping minaccia tutto lo sport e lo sport dovrà attrezzarsi per combatterlo. Bisogna cambiare l’approccio culturale. Quando si pesca in fallo uno sportivo lo si sanziona».
E se Merckx fosse un dirigente?
«Chiederei uguaglianza per tutti gli sport. Sono tutti professionisti e i ciclisti non devono essere considerati sportivi di serie B».