«Torno al teatro con Goldoni e poi all’opera con Mozart»

L’eclettica regista: «Penso al seguito di “Travolti da un insolito destino”, e per la tv a un film su Muhammed Yunus, il Nobel fondatore della Banca dei Poveri»

Chi ha visto la baronessa Arcangela von Wertmüller detta Lina mentre scende in arena persa come Don Chisciotte dietro a uno dei mulini a vento che macina di notte per realizzarli a giorno fatto, non se la scorda più. Perché l'instancabile signora, che in America è stata definita «la sola erede di De Sica», di fronte alle difficoltà dei comuni mortali si comporta come un guerriero diretto in Terra Santa. Che supera qualsiasi ostacolo e se per caso viene travolto da altrui invidia o incompetenza tramuta motu proprio la disfatta nel più luminoso traguardo. Non è vero, signora Lina?
«Certo che di amarezze me ne sono capitate tante, ma io non mi lascio abbattere. Perché l'ingiustizia mi stimola nel profondo. È andata male, rifletto, ma chi può dire che dalla sconfitta non nasca un bene? Stiamo a vedere».
Allude a qualcosa di preciso?
«Tutti sanno che del mio ultimo film Peperoni fritti e pesci in faccia, concepito in onore e gloria di Sophia Loren, sono state distribuite solo dodici copie in tutto il territorio nazionale, e che io non ho avuto modo di rifarmi perché nel frattempo il produttore è passato a miglior vita... Cosa avrei dovuto fare, secondo lei?».
Cedo le armi e le passo la parola.
«Mi son rimboccata le maniche e son tornata dritto filata al teatro. Tanto è vero che, dopo aver scherzato col mio amico Shakespeare mettendo in scena due anni fa un suo titolo nella fantastica dicitura Molto rumore (senza rispetto) per nulla, affronto ora alla Biennale il mio primo Goldoni, La vedova scaltra.
Guarda, guarda... e come lo rivisiterà?
«Io, che ho avuto la fortuna di incatenare a vita con tanto di contratto nuziale un grande artista come Enrico Job gli ho posto il tragico quesito: “Dove abita, secondo te, una bella ragazza come Rosaura ancora vergine in quanto vedova di un debosciato di novantaquattro anni?”».
E lui cosa le ha risposto?
«Che può vegetare, coi suoi sogni perduti, solo su un gran letto capitonné».
Sognando l'amore o la guerra coi maschi pretendenti?
«L'amore, ma alle sue condizioni. Che poi son le basiche condizioni della Serenissima di ieri e dell'Europa di oggi».
Sono proprio identiche?
«In un certo senso sì, dato che i pretendenti sono quattro e vengono da quattro Paesi diversi: Francia e Spagna, Gran Bretagna e Italia. Che per Goldoni rappresentano, nell'ordine, la frivolezza e l'austerità seguite a ruota dall'innata nobiltà inglese e dalla scatenata fantasia di casa nostra. Caratteristiche incontrovertibili, non crede?».
Ha ragione, ma mi tolga una curiosità: nella Vedova, Rosaura appare e scompare a vista come una meteora. Un trucco facile da eseguire al cinema mentre sulla scena...
«Sulla scena la coppia Wertmüller-Job ha studiato un lenzuolo che vibra, si frantuma e si ricompone da sé come un tappeto magico».
Agìto da chi?
«Forse da Gennaro Cannavacciuolo nelle vesti di un Arlecchino costretto a servire non due bensì quattro padroni ma devoto fino alla morte alla mia protagonista, l'incantevole Raffaella Azim».
Ho sentito dire che subito dopo la Vedova Lina Wertmüller porterà in scena Le nozze di Figaro di Mozart. Non le sembra di esagerare?
«E perché mai? Il 18 luglio debutto a Venezia con Goldoni e il 26 mi cimento a Viterbo col signor Volfango... C'è qualcosa di male?».
Mi sorge un dubbio amletico. È proprio sicura di chiamarsi Wertmüller e non Fregoli?
«Se lo dice lei, le faccio tanto di chapeau. A me basta sfruttare il tempo ventiquattr'ore su ventiquattro».
Non sarà mai che tanto attivismo rischi di portarla lontano dal cinema?
«Vuol scherzare? Nella mia mente, se vuol saperlo, frullano adesso ben due pellicole che si danno il cambio senza darmi tregua».
Si può saperne qualcosa di più?
«Come no! Il primo è un progetto televisivo sullo straordinario personaggio di Muhammed Yunus, il banchiere del Bangladesh, Premio Nobel per la pace, fondatore della Banca dei Poveri, l'unico istituto al mondo che non esige nessun interesse. Il secondo, invece, sarà il seguito di Travolti da un insolito destino...».
Sempre con Giannini e la Melato?
«Mi lasci parafrasare D'Annunzio: forse che sì forse che no».
Ha altri sogni nel cassetto?
«Mi lasci respirare. Tra una cosa e l'altra devo difendermi da un certo mercato. Pensi che il film più sciagurato, quel Belle Starr Story salvato in corner per Elsa Martinelli rimasta senza regista, negli Usa viene venduto in cassetta come una mia opera originale...».
Cosa c'è di strano? Non è vero, forse?
«Ma se l'ho girato sotto lo pseudonimo di Nathaniel the Witch... ovvero Nataniele la Strega rifiutandomi, persino sotto tortura, di riconoscerlo!».
Abbasso la modestia: sarà un prodotto di qualità.
«Grido dai tetti che non è vero. Anzi, ci rido sopra. La risata, mio caro, è la sola arma in dotazione ai saggi».