Un Toro ammutolito alla «partita della vita» La media gol di Rolandinho l’unica speranza

Il Torino tace, è muto ed ha paura. In silenzio stampa il presidente Cairo, zitto il ds Petrachi, senza parole l’allenatore Lerda che da quando è rientrato due mesi fa s’è messo un megacerotto sulle labbra ma che ai giocatori ha detto una sola frase: «È la partita della vita». Questo per dimostrare quanto i granata temano questo spareggio col Padova dove l’unica possibilità di raggiungere i playoff è solo quella di vincere perché l’eventuale pari favorirebbe il Padova, sesto in classifica con un punto in più dei granata. Ed è proprio questo sesto posto da raggiungere che dovrebbe far meditare, perché una società e una squadra come il Torino non possono, non devono arrivare all’ultima giornata a lottare per l’ultimo posto disponibile per raggiungere la serie A. Un’anomalia evidente da quando il Torino è precipitato in B nel 2009 e non sono bastati i forti investimenti di Urbano Cairo per ridare forza e, soprattutto, un’anima ai granata. Oggi alle 15, nell’Olimpico esaurito (25.000 spettatori con 1.490 padovani) con i tifosi granata che, dopo tante contestazioni, sembra abbiano ritrovato la voglia di tifare ancora Toro (ma sarebbe l’ultima occasione per il contestatissimo presidente Cairo) anche se nel corso della stagione hanno dovuto digerire tanti bocconi amari tra allenamenti blindati e partite modeste, il peso della responsabilità sarà in particolare sulle spalle del bomber Rolando Bianchi. Uno che rinunciò ad allettanti offerte promettendo di riportare il Torino in A e che ora, idolatrato dei tifosi, ha la possibilità di ripagarli di tante amarezze.
Perché tutti si aspettano «Rolandinho» come protagonista assoluto visto che è saltata la sfida diretta con il genietto padovano, l’italo-egiziano El Shaarawy che, impegnato con la nazionale under 19 in Polonia, non ha ottenuto l’autorizzazione dalla Federcalcio per tornare in Italia a giocarsi questa partita-spareggio. Un gesto che ha imbufalito i veneti e che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come i poteri forti del nostro calcio abbiano comunque un occhio di riguardo per il Torino: storia, tradizione, bacino d’utenza, potere economico, tutte cose che a lungo andare contano e che non creano comunque problemi a chi deve gestire i campionati perché questo è il calcio di oggi, business e spettacolo. E quindi nessuno si deve stupire se il Toro gode di maggiori santi in Paradiso rispetto al Padova. La cabala può aiutare il Torino perché da quando Lerda è tornato in panchina, dopo i due ko contro Livorno e Frosinone che costarono il posto a Papadopulo, non ha mai perso: nove partite senza sconfitte per lui che intende continuare la serie.