Toro: Sanpaolo «stuzzica» Generali

da Milano

Chissà cosa avrà pensato ieri il presidente delle assicurazioni Generali Antoine Bernheim quando, nella sua rassegna stampa personale, avrà senz’altro letto l’intervista di Alfonso Iozzo al Sole 24 Ore. A un certo punto il compassato ad del Sanpaolo, quasi con sufficienza, ha liquidato le novità introdotte dal governo sugli agenti plurimandatari parlando del «mercato che sta cambiando, e cambierà ulteriormente». L’esperto Iozzo, politicamente vicino alla sinistra di governo (come del resto lo è l’intera struttura di vertice del gruppo torinese), non fa tante storie e accetta le regole del neo-laisser faire italico. I problemi, semmai, saranno per chi crede di governare le multinazionali senza fare i conti con il mercato, chiudendosi in posizioni vetero-conservatrici, eccetera: questo Iozzo non lo dice. Ma tant’è.
Nessun problema dunque per il Sanpaolo o per Eurizon, il suo polo assicurativo e previdenziale «quotando». Anzi, ha detto Iozzo, il pacchetto Bersani è uno stimolo per inventare «prodotti innovativi e reti specializzate di distribuzione da costruire ex novo». Per questo, ha fatto capire l’ad, Sanpaolo aveva rinunciato da tempo a comprare la Toro, compagnia dalla forte e capillare rete monomandataria, che oggi si trova di fronte al rischio che i propri agenti possano vendere anche le polizze dei concorrenti. Peccato che nel frattempo la Toro sia finita proprio a Trieste, in casa Generali. Che per la compagnia torinese ha sborsato quasi 4 miliardi, più del doppio del suo «valore intrinseco». Con un’operazione chiusa il 25 giugno. Solo cinque giorni prima del decreto Bersani, licenziato dal Consiglio dei ministri la sera del 30 dello stesso mese.
Secondo gli analisti la Toro potrebbe valere oggi molto di meno del 25 giugno scorso. Difficile quantificare. Ma forse anche per questo le Generali, che in passato non sono sempre state contrarie all’introduzione dei mandati plurimi, oggi sono diventate tutt’altro che liberal. Come ha detto a chiare lettere proprio Bernheim, nell’intervista al Corriere della Sera del 9 luglio scorso.
Con una reazione al pacchetto Bersani un po’ diversa da quella di Iozzo: un «provvedimento sbagliato» che «mette in discussione un patrimonio d’investimenti che le imprese come Generali hanno fatto nelle reti di distribuzione», ha detto il presidente del Leone. Che di certo, in queste ultime settimane, non deve avere preso in particolare simpatia il governo Prodi.