Toro, da squadra operaia a cooperativa del gol

da Torino

Squadra operaia per definizione, il Toro. La Juve è aristocrazia? Il Toro no. Il Toro sbuffa. Suda. Si dimena. Fa fatica. A volte arriva dove vorrebbe, altre no. Ce la mette sempre tutta, però. Un po’ perché glielo impone la storia di una maglia che ha scritto pagine indelebili dell'Italia calcistica, un po' perché glielo chiedono - glielo impongono quasi - i tifosi più caldi d'Italia. Infatti, nonostante le cose stiano cominciando a marciare per il verso giusto e il successo contro l'Atalanta - ottavo risultato utile consecutivo - ne sia la testimonianza, nemmeno ieri sono mancati mugugni. È accaduto quando Novellino ha sostituito Rosina con Lazetic, vari fischi («ingiusti», li ha subito bollati Cairo) sono arrivati dalle tribune.
Fatto sta, il Toro di Novellino, granata che più granata non si può, cresce piano ma cresce. Quadrato. Poco spettacolare però attento. Con il 4-4-2, certo: modulo al quale devono votarsi tutti, pur se si schierano contemporaneamente Rosina, Di Michele e Stellone. In mezzo al campo non c'è spazio per fronzoli di alcun tipo: giocano Barone e Grella, operai specializzati in corsa e calcio semplice.
Segna Barone, cognome aristocratico. E l'Atalanta è battuta. Un gol dal sapore diverso, unico: il primo da quando, l'anno scorso, l'ex palermitano arrivò a Torino nelle vesti di campione del mondo. Stagione quasi da buttare, però: cambi di allenatore in serie, salvezza raggiunta con il fiatone e un'estate in cui non si è capito fino in fondo se il Toro credesse ancora in lui o no. È rimasto e la musica è cambiata, pur tra mille sbuffi. Perché il Toro operaio di Novellino, privo di grandi stelle e con un attacco anemico a dir poco (peggio dei suoi 30 gol hanno fatto solo Catania, Livorno, Empoli, Reggina e Cagliari), si è inventato la formula della cooperativa: Barone è stato infatti il granata numero 17 ad andare a segno. Nessun'altra squadra del nostro campionato ha saputo fare altrettanto. In ordine alfabetico, prima di ieri: Bottone, Comotto, Corini, Dellafiore, Di Michele, Diana, Grella, Lanna, Malonga, Motta, Natali, Recoba, Rosina, Stellone, Vailatti, Ventola. Più Barone, appunto: che ha segnato sotto la curva Maratona e che, dopo avere battuto Coppola, si è girato verso la stessa mostrando con orgoglio il proprio nome stampato sulla maglia. La cooperativa va, insomma. Verso metà classifica e magari un po' più su: con il suo capocannoniere che è un finto attaccante (Rosina, arrivato a quota 6 con l'ausilio di tre rigori) e i soli Di Loreto, Pisano, Rubin, Lazetic, Zanetti, Bjelanovic e Oguro che non sono ancora riusciti a timbrare il cartellino del gol.