Torpignattara, confessa l’omicida del bengalese

Si è consegnato domenica ai carabinieri della stazione di Torpignattara, l’assassino del 44enne Abdul Mannan, cittadino bengalese freddato a colpi di arma da fuoco sabato pomeriggio nell’appartamento dove era ospite dalla sorella in via Ugo Niutta, a Torpignattara. Giannetto Mazza, classe 1947, originario di Nuoro ma da tempo residente nella capitale, ha confessato ai militari di essere stato lui a sparare contro il cittadino extracomunitario residente nel Vicentino. Nessun pentimento, ma la voglia di dare una spiegazione sulle motivazioni che lo hanno spinto ad ammazzare Abdul Mannan, magari non condivisibili, quelle sì.
Spiegare che si sentiva deriso, «non rispettato, preso in giro» e che questi comportamenti «non erano tollerabili» da parte di extracomunitari. Così «Giannetto di San Cesareo» (come si è definito) ha risposto alle domande del pm della procura di Roma, Francesco Ciardi, che lo ha interrogato a lungo oggi a Piazzale Clodio.
Il magistrato ha emesso nei confronti di Mazza, 60 anni, originario della Sardegna, un passato a tinte fosche (una condanna a 15 anni per aver ucciso un ragazzo di 18 anni a Zagarolo, vicino a San Cesareo, una pila di denunce per molestie), un fermo per omicidio volontario aggravato da futili motivi e porto abusivo di arma.
Mazza si è consegnato ai carabinieri della compagnia Casilina, domenica mattina. «Sono io quello che cercate», ha detto al maggiore Mauro Conte, che in collaborazione con i militari del Comando di via In Selci, aveva organizzato una vera e propria caccia all’uomo dopo l’omicidio di Abdul, ammazzato davanti ai cognati e alla nipotina di 4 anni a Torpignattara.
Giannetto di San Cesareo ha scaricato, insieme ai due colpi di pistola che hanno ucciso Abdul, che lascia due figli ed una moglie che è in Bangladesh e che non sa ancora di essere rimasta vedova, tutto il livore, l’invidia («quelli si erano persino comprati la casa») e la frustrazione di sentirsi «in minoranza» a casa sua, unico italiano della palazzina a tre piani di via Ugo Niutta teatro della tragedia.
Mazza, che è stato rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, sarà interrogato nei prossimi giorni dal gip che dovrà convalidare il fermo emesso dalla procura.
Intanto, il presidente della comunità bengalese a Roma, Alan Bachcu auspica la presenza del sindaco Veltroni al corteo di solidarietà per la famiglia di Abdul Mannan. «Ci piacerebbe che anche Veltroni partecipi alla marcia di mercoledì - spiega Bachcu - per faci sentire la vicinanza dell’Amministrazione comunale per la nostra comunità colpita da questa tragedia».