La Torre del Mangia delizia la Milano che conta

È oltre 30 anni che Graziano Baldini dorme massimo 6 ore per notte, si sveglia a casa sua in Porta Romana e ogni giorno si reca al 37 di via Procaccini per raggiungere la Torre del Mangia, torredelmangia.it, ristorante toscano che in tre decadi ha messo a tavola le penne più brillanti della città e del Paese, politici abili e influenti, sportivi acclamati, eroi nazionalpopolari, attori e starlette. Non che lui voglia servire fiorentine, tagliate, risotti ai funghi, costate e grigliate miste solo a commensali vip - e infatti regala sorrisi e discrezione a tutti -, però la sua mente non cancellerà mai le parole che uno come Giovanni Spadolini gli rivolse un giorno, negli anni della malattia: «Vengo anche se non sto bene e, se dovessi morire qui, sarebbe come se me ne andassi in casa mia». Il senatore a vita lo aveva già battezzato cavaliere della Repubblica. E quel giorno, come sempre, allo stesso tavolo sedeva anche il giornalista Gaetano Afeltra che, divorando spaghetti aglio, olio e branzino, dedicò al cuoco di Pistoia queste parole, scritte in apertura di uno dei suoi libri: «Graziano ha la finezza dell'oste e la delicatezza del cordon bleu. Un cuoco a cinque stelle».
Quante ne ha viste e sentite con i suoi due soci, Peppino e Alessandro. Per capirlo basterebbe dare un'occhiata alle foto appese un po' ovunque: «Ne ho più io di Fabrizio Corona», ride. Ce n'è una in cui abbraccia un Ronaldo giovanissimo, ben prima che venisse a giocare in italia: «È un ragazzo d'oro, non il cinico che si dice. Quand'era col gambone, all'Inter gli portavo i piatti direttamente a casa. E pensi che si è anche ricordato di invitarmi al suo matrimonio al castello di Chantilly (quello con Daniela Cicarelli, naufragato in pochi mesi, ndr)». Allora se è tornato a Milano, è anche per la sua cucina? «Ma noo», arrossisce. Comunque il francese Marcel Desailly è a lui che ha regalato le sue preziosissime casacche di campione del mondo e d'Europa. «Qualche mese fa è stato qui l'ex pilota scozzese Jackie Stewart e gli ho fatto vedere una nostra foto abbracciati di 40 anni fa, quando venne al ristorante Le Colline Pistoiesi, dove lavoravo prima di venire qui. Ci è rimasto di sasso».
E così tutti i clienti che hanno osservato Graziano sorridere di volta in volta con Indro Montanelli, Mario Soldati, Leo Longanesi, Lady Diana, Maradona, Fittipaldi, Nelson Piquet, Beppe Saronni, Shevchenko o mamma Rosa Berlusconi «che la sera è sempre l'ultima ad alzarsi da tavola». E che qui viene per mangiar sano e senza fronzoli, «perché la cucina semplice non morirà mai». Imperitura. Come la voglia di Graziano di raccontarsi: «Non ho altre passioni fuori di questa e alla pensione, a 68 anni, non ci penso proprio». I suoi due figli, invece, hanno scelto una strada diversa. Ecco affiorare la malinconia del confronto generazionale: «Non è più come una volta: i giovani s'imbottiscono soprattutto di fast food. E regna la maleducazione».