Le torri dell’Eur? Sono un bene da salvaguardare

Presso il XII municipio (Eur) è stato presentato il progetto di Renzo Piano per la demolizione e ricostruzione delle torri che ospitavano il ministero delle Finanze, su un’area fronteggiante quella infelicemente prescelta per il costruendo Centro congressi (la «nuvola» di Fuksas). Si deve al municipio il merito di aver sottoposto il progetto all’esame, dei cittadini, nonostante la precisazione che ha voluto fare l’assessore comunale Minelli che si trattava di un adempimento «non dovuto».
Il problema si presenterà quando il municipio dovrà esprimere il proprio parere al Comune, tenendo conto delle quasi unanimi critiche già emerse all’operazione. È stata notata in particolare l’azzardata affermazione di chi ha presentato il progetto in quella particolare collocazione, secondo il quale l’edificio in esame «dialoga con la nuvola di Fuksas». Peccato che questa non «dialoghi» con l’Eur! In attesa di esaminare meglio il progetto, due osservazioni appaiono necessarie. Ricordo che la prima critica al progetto del Centro congressi fu, oltre all’inammissibile aggravio della congestione di quella zona, l’esiguità dell’area, in rapporto alla potenzialità che avrebbe un impianto del genere a Roma e la mancanza di spazi attigui disponibili per tutte le attrezzature complementari indispensabili, a cominciare dagli alberghi. Allora fu autorevolmente risposto che, a questo scopo, si sarebbero utilizzate le torri rese disponibili per il trasferimento del Ministero. Invece, la prima sorpresa del nuovo progetto è la destinazione pressoché totale (80%) ad abitazioni e del rimanente a studi professionali e commercio. È una scelta, non attribuibile al progettista, totalmente incomprensibile. Anche la motivazione addotta dall’assessore Minelli circa la necessità di integrare le funzioni amministrative dell’Eur con una quota di residenze per assicurare una presenza umana anche nelle ore di chiusura degli uffici non vale per gli alberghi, che sviluppano una vitalità anche maggiore delle residenze. La seconda sorpresa, che configura un’ennesima grave violazione della disciplina urbanistica vigente, riguarda la tipologia architettonica del progetto, che trasforma radicalmente non solo le strutture edilizie attuali ma soprattutto quei volumi e quell’immagine complessiva di uno dei principali ingressi a Roma che rappresentano il motivo principale per cui quell’area, fin dal Prg vigente, in particolare con la variante generale del 1974, fu destinata a zona A (centro storico), confermata nel nuovo Prg adottato nel 2003 e operante attraverso le misure di salvaguardia. Anche per questo aspetto, la risposta dell’assessore non appare giustificata, giacché attribuisce questo ripensamento urbanistico alle «controdeduzioni» comunali del 2006 alle osservazioni al Prg, che consentirebbero la demolizione delle torri e la realizzazione di nuove tipologie assolutamente diverse, ma non ha saputo dire quale osservazione abbia chiesto il corrispondente cambio di destinazione per un complesso edilizio già valutato, in un più ampio insieme di aree, comprese quelle con le torri del fronteggiante ministero delle Poste, meritevole di salvaguardia, con destinazione a centro storico, ben oltre 30 anni fa. Anche da un punto di vista formale, un tale ripensamento richiede una nuova adozione del Consiglio comunale, non come controdeduzione ma come variante, la ripubblicazione, l’esame delle osservazioni e l’approvazione dalla Regione. Ma non meravigliano più i comportamenti di questa amministrazione comunale, anche riguardo alla delicata materia del rispetto dei valori dei centri storici, come dimostra l’abuso perpetrato per l’Ara Pacis.
*Docente di Urbanistica