Le torri del gruppo per Rothschild valgono 5 miliardi

Ministro Scajola, cosa vi siete detti martedì con il presidente di Telefonica, Cesar Alierta?
«Abbiamo parlato soprattutto di sviluppo della banda larga e delle reti di nuova generazione». Claudio Scajola, ministro per lo Sviluppo economico, è stato il primo membro dell’esecutivo a ricevere Alierta, grande socio di Telecom con il 42% del capitale della holding che la controlla, nel suo tour italiano. E ha accettato di parlarne, con questa intervista al Giornale. «Per Alierta la rete di nuova generazione è fondamentale per la competitività e l’innovazione di un’Europa che deve tornare leader nel mondo ed è decisiva per rilanciare la creatività italiana attraverso nuovi servizi e applicazioni che renderà possibili. Una posizione in linea con le iniziative del governo per favorire la banda larga, soprattutto nelle aree più deboli: gli 800 milioni previsti dal piano triennale per incentivarne la diffusione attraverso accordi di project financing con gli operatori e le forti semplificazioni amministrative e procedurali che consentiranno di abbattere i costi per le opere civili necessarie alla posa della fibra ottica. Ho anche ribadito il giudizio positivo del governo sulla riorganizzazione di Telecom Italia avviata dal nuovo management».
Qual è la posizione di Alierta nei confronti dell’investimento in Telecom, che gli sta costando 2 miliardi di minusvalenze?
«Alierta è fiducioso, anche nei confronti dell'Italia. Non si fanno investimenti importanti come quello che ha fatto Telefonica in Telecom se non si è ottimisti sulle potenzialità del mercato delle tlc e sulle capacità del nostro Paese di offrire un contesto regolamentare nazionale semplice e di lavorare per un quadro europeo equilibrato».
Lei ha ribadito al manager spagnolo che Telecom resterà italiana per sempre?
«Questa sarebbe una “politica” di promesse, anche un po’ dirigista, che non mi appartiene. Ritengo ed auspico che il controllo di Telecom resti in mani italiane, e sa perché? Non per vuoto nazionalismo economico, ma perché la sua rete telefonica è un asset non riproducibile, vitale per il Paese, per le imprese e per le famiglie, per la produttività della nostra economia. O si investe sui settori innovativi - come quello delle tlc - o si resta indietro».
Telefonica è uno dei frutti del piano spagnolo, orchestrato a tutti i livelli, per avere successo all’estero. Come va in Italia?
«Il successo del sistema Spagna dipende da molti fattori. Per citarne due, un ottimo utilizzo dei fondi europei destinati allo sviluppo e la capacità di sfruttare i grandi eventi come momento di ideazione e realizzazione delle infrastrutture, come ho potuto constatare visitando la settimana scorsa l’Expo di Saragozza. L’Italia sotto questo aspetto è indietro, con ritardi nell’utilizzo delle risorse europee e una certa difficoltà a investire sui grandi eventi. Abbiamo due occasioni: la prima è l'utilizzo dei fondi residui della programmazione 2000-2006 e di quelli, consistenti, del periodo 2007-2013. La seconda è l’Expo 2015, che è una grande opportunità per Milano e per tutto il Paese».
Per ora rimediamo con l’export, che continua a tirare, nonostante un sistema-Paese assente...
«Le imprese italiane si sono ristrutturate in questi anni e si stanno facendo onore sui mercati mondiali, soprattutto Russia, Asia e Medio Oriente. Così sono riuscite a compensare la debolezza del dollaro e dei consumi interni. Lo Stato e gli altri enti pubblici possono e debbono fare di più per sostenerle. Con il ministro Frattini abbiamo costituito una Cabina di regia per programmare le missioni di sistema all'estero. Inizieremo in novembre in Vietnam e in dicembre in Israele. Alla Cabina parteciperanno anche le Regioni e rappresentanze delle imprese per evitare una certa dispersione di iniziative e di risorse che c'è stata in questi anni. Quest'attività sarà molto utile alle aziende per programmare con anticipo le strategie di investimento nei Paesi esteri».
Volerete con la nuova Alitalia?
«Lo sapremo fra qualche ora, visto che la trattativa con i sindacati è entrata nella fase conclusiva. Me lo auguro per i lavoratori coinvolti, per i quali troveremo soluzioni dignitose. Me lo auguro per il nostro Paese, perché davvero una compagnia di bandiera che abbia le ali nel mondo, ma la “cabina di pilotaggio” in Italia, sarà parte integrante di una strategia di rilancio complessiva del brand Italia nel mondo».