Torsello è vivo: «Sto bene, quando finirà?»

Poche parole e un pensiero per il figlio di quattro anni: «Dite di portarlo dalla nonna»

Fausto Biloslavo

«Sto bene, sto bene, ma quanto durerà ancora?» sussurra con voce stanca Gabriele Torsello, il fotografo rapito in Afghanistan tre settimane fa. Ieri pomeriggio dopo dieci giorni di silenzio il free lance pugliese ha telefonato all’ospedale di Emergency di Laskhargah, il capoluogo della provincia di Helmand, dove era stato visto l’ultima volta prima del sequestro lungo la strada che porta a Kandahar, l’ex capitale spirituale dei talebani. Lo ha reso noto Peacereporter, il sito d’informazione pacifista, legato all’Ong di Gino Strada. Torsello ha chiamato vero le 16, ora italiana, le 19.30 in Afghanistan pronunciando solo poche parole. «Sì, sto bene, sto bene, ma quanto durerà ancora? Chi sono questi che mi tengono?», ha detto l’ostaggio. Il primo pensiero del fotogiornalista è andato al figlio Gabriele, di 4 anni: «Dov’è adesso? Dite di portarlo dalla nonna». Questa telefonata era attesa da tempo e non a caso deve essere giunta ieri, oppure è stata volutamente resa nota, perché l’impressione è che Emergency abbia deciso di centellinare le notizie sul sequestrato senza rivelarle tutte. La strategia deve essere in qualche modo influenzata dai servizi italiani che portano avanti la trattativa per il rilascio del fotografo.
Proprio ieri il Corriere della sera aveva scritto di voci non confermate che davano addirittura Torsello per morto. L’ultimo contatto certo con il free lance risaliva al 19 ottobre scorso e con i rapitori quattro giorni dopo, poi sembrava che qualcosa non stesse andando per il verso giusto. Altre voci parlavano di un conflitto a fuoco fra la sicurezza afghana e i rapitori, mentre stavano tentando di raggiungere il Pakistan, o meglio la zona tribale a ridosso del confine dove dominano i pasthun, l’etnia maggioritaria in Afghanistan, e i talebani. Nello scontro a fuoco Torsello sarebbe rimasto ferito o peggio. Un’altra ipotesi parlava dell’ostaggio sbrigativamente eliminato, perché ormai i sequestratori si sentivano il fiato sul collo.
Il generale Nabi Jan Mullahkhail, responsabile della sicurezza per la provincia di Helmand, ha spiegato al Corriere che in realtà c’era stata la segnalazione anche del posto dove sarebbe stato abbandonato il cadavere di Torsello, ma si trattava di tutt’altra storia. Secondo Peacereporter è stato effettivamente trovato un corpo decapitato, non molto lontano dal luogo dove era sparito Torsello. I poveri resti, però, erano di un traduttore afghano, un certo Khan, che aveva lavorato con le truppe americane e inglesi, rapito lo stesso giorno del fotografo pugliese e sulla stessa strada. Le voci sull’uccisione dell’italiano erano circolate fin dalla prima settimana, seppure mai confermate.
La telefonata fatta ieri da Gabriele spazza via le ipotesi più tragiche, ma lascia aperte diverse domande. Innanzi tutto lo stesso Torsello sembra non rendersi conto di chi siano i suoi sequestratori. I talebani si erano subito chiamati fuori sostenendo che avevano addirittura scortato Torsello, convertito all’Islam, durante il suo reportage nella provincia di Helmand. Per loro i rapitori sono solo dei banditi. Inoltre non è chiaro cosa sia accaduto durante l’apparente stop ai colloqui telefonici degli ultimi dieci giorni. Probabilmente i servizi italiani che lavorano al caso volevano che scendesse una coltre di silenzio per spuntarla sul prezzo e far pensare ai rapitori che l’ostaggio non è poi così importante. Un gioco pericoloso, anche se adesso fonti non ben precisate da Kabul garantiscono che «ci sono aspettative positive e si continua a lavorare per salvare la vita del nostro connazionale». Modesto Nicolì, cognato dell’ostaggio, ha rivelato ieri che l’unità di crisi della Farnesina aveva avvisato la famiglia che «sarebbero potute uscire queste voci» relative al conflitto a fuoco e al ferimento o alla morte di Gabriele.
Ora tutti tirano un sospiro di sollievo a cominciare dalla madre dell’ostaggio, Vittoria Augenti, che da Alessano, la città di origine del fotografo, ha voluto rispondere indirettamente a Gabriele: «Tuo figlio sta bene e si trova qui con noi assieme alla sua mamma». Sulla telefonata la signora ha aggiunto «sono molto felice, perché è una cosa bella e positiva. Io conto molto sulle capacità di mio figlio Gabriele, che ama l'Afghanistan dove ha abbracciato uomini, donne e bambini. Ora non ci resta che aspettare la notizia del suo rilascio, dopo tutte le altre che ci hanno creato tanta angoscia aspettiamo la liberazione».