La torta trova le anime gemelle

Maria Vittoria Cascino

da Lavagna

Conosciuta in tutto il mondo, citata su riviste specializzate, la Torta dei Fieschi compie 56 anni e conserva intatto lo spirito di quel dopoguerra che l'ha inventata. Dodici quintali di dolce squisito, un appassionante gioco delle coppie, un corteo storico con 150 personaggi in costume d'epoca, danze, giochi d'arme e di bandiera, musiche medievali e rullo di tamburi. Per un evento che il 14 agosto condurrà ventimila spettatori nel cuore della città. Che vede lavorare in sinergia Comune, Sestieri di Lavagna, albergatori, ristoratori e commercianti. Tutti matti per la Torta. Che prepareranno i pasticceri lavagnesi, sponsorizzati da Italia Zuccheri Spa. «Così siamo riusciti a dimezzare i costi della storica leccornia - ammette Ubaldo Albino, priore reggente dell'Arengo dei Sestieri - Albergatori e ristoratori acquisteranno biglietti per i loro clienti. L'Assobalneari organizzerà le prevendite negli stabilimenti. I commercianti riporteranno i colori dei sestieri nel centro storico con cinquanta bandiere di foggia medievale. E la rivista Rivivere la storia ci ha regalato uno spazio significativo che ripercorre l'evento». Nel 1949 l'idea di rievocare le fastose nozze di Opizzo Fieschi, conte di Lavagna, e la nobildonna senese Bianca de' Bianchi. Correva l'anno 1230 , ma, si sa, le storie d'amore resistono ai secoli, si portano dietro quell'aura che le sublima e sortiscono l'effetto delle favole. Ne nasce una spettacolare rivisitazione medievale che alla rievocazione storica mischia il gioco di ricerca dell'anima gemella, la vera chiave del successo della Torta. Per gustare il dolce occorre trovare nella folla la ragazza o il ragazzo in possesso di un biglietto identico e di colore differente: azzurro per i maschi e rosa per le femmine.
Gli eventi collaterali, dalla cena medievale al palio d'arco e d'armi, dal torneo di calcio alle danze e musiche antiche, dilatano la festa. L'atmosfera è quella del gioco propiziatorio, un remake d'autore dove il rito suggella i ruoli. Come la comparsa dei Conti (al secolo Marco Anagi e Maria Chiara Maggi) sulla scalinata della Basilica di Santo Stefano e la lettura del proclama da parte dell'Araldo. Poi il corteo storico che da piazza Marconi, alle 21, si snoderà nel cuore della città fino a piazza Vittorio Veneto, quella della Torta, per lo spettacolo in onore dei Conti, assicurato dalla compagnia d'armi Flos Duellatorum e dal gruppo di danza Le Gratie d'Amore. È tutto come allora, c'è la corte feudale, c'è il sontuoso banchetto, ci sono i cavalieri che si esibiscono in prove di coraggio e abilità. Ci sono anche quattro sbandieratori dei Sestieri di Lavagna, il vecchio sogno del professor Emilio Albino. C'è Monna Bianca che taglia la torta con un vestito rifatto dopo 14 anni. Le immagini scorrono, ritornano da 56 anni e non invecchiano, come il manifesto dell'evento: il simbolo stilizzato di un cavaliere inginocchiato davanti alla sua dama e sullo sfondo una gigantesca torta, firmato nel '55 da Mario Puppo. Ma dietro alla nobile parata, dietro alla città che torna indietro nei secoli, dietro a quella torta che sale e sale da non vederne la fine, ci sono i volontari, c'è l'opera infinita di tutti quelli che alla storia credono e non solo perché l'hanno letta sui libri.