Torture e curiosità dei pellerossa

Tra le opere che saranno esposte a Brescia alla mostra «America!», figurano anche quelle di George Catlin, nato in Pennsylvania nel 1796, quinto di quattordici fratelli. Il giovane George aveva abbandonato ben presto gli studi di legge, sulle orme del padre, per dedicarsi alla sue passioni, la pittura e la scienza. Un giorno nella sua città capitò una delegazione di nobili indiani, giunti dal selvaggio Far West. Fu una folgorazione. Da allora Catlin dedicò tutta la sua attenzione di pittore e - fatto decisivo - di etnologo allo studio delle tribù. Ne visitò una cinquantina, dai Sioux ai Piedi neri, dai Comanche ai Mandan. Fu il primo artista americano a testimoniare la grande varietà degli aspetti della loro vita. In molti viaggi e lunghi soggiorni consolidò una testimonianza importante, raccontata in decine e decine di lettere, pubblicate per la prima volta a Londra nel 1841. Anche se non sono un modello letterario, le sue pagine, e i suoi quadri - molti schizzati sul posto e completati dopo - sono preziosi affreschi di abitudini, cerimonie, danze, armi, usanze e rituali di un mondo che stava ineluttabilmente scomparendo. Alcune di queste descrizioni sono terribili. Come le crudeltà strazianti cui si sottoponevano i giovani Mandan per placare lo Spirito Buono: «Il torturatore che tiene il coltello afferra un pezzo di carne del giovane, alla spalla o sul petto... e nel buco che si è formato fa passare una corda... Terminata l’operazione dei tagli ogni iniziando viene issato il più alto possibile... Io stesso - scrive Catlin - avvertivo il dolore e non potevo trattenere le lacrime». In questo lungo diario non mancano le curiosità. Come lo stupore che Catlin suscitò tra i Minataree del Missouri che lo videro leggere un giornale: «Quando videro che stavo per ore con gli occhi fissi sulle pagine pensarono che in quel modo io curassi i miei occhi doloranti e allora chiamarono il giornale “panno medicine”».