Tosca è un gioiello. Dorelli resta il re dello swing

Le pagelle dei Big. Promossi a pieni voti anche Cristicchi, Milva e Paolo Rossi. Ritmi diversi per Nada e Daniele Silvestri. Da rivedere Cristicchi e la coppia Facchinetti padre e figlio

AL BANO – Nel perdono
Mentre la musica molto pompière di Yari Carrisi evoca i Queen, il testo di Renato Zero, indomita maestrina dalla penna rossa, affida agli acuti d'Al Bano un vibrante elogio del perdono, panacea per un mondo malato di rabbia.
Terapeutica. 6

MARCELLA E GIANNI BELLA – Forever per sempre Formalmente è tutto ok: pop gradevole, cosmopolita, bene arrangiato, testo - di Mogol - sull'amore globale che ti fa volare "in mezzo a un cielo di libertà". Ma manca quel guizzo di follia che trasforma l'artigianato in arte.
Edificante. 6

FABIO CONCATO - Oltre il giardino
Disoccupato cinquantenne s'improvvisa giardiniere e "in mezzo a questi fiori/ho ricominciato a vivere a colori": detta così fa un po' ridere. Ma con che garbo, che schiettezza, che finezza Concato tramuta il tutto in genuina poesia.
Toccante. 7

JOHNNY DORELLI - Meglio così
Il re dello swing non ha bisogno di giovanilismo d'accatto, o di lenocinii modaioli: basta e avanza la sua classe d'interprete senza età. Eppoi la musica gentilmente rétro di Gianni Ferrio e un gran testo di Giorgio Calabrese.
Magie d'antan. 7/8

AMALIA GRE’ - Amami per sempre
"Vederti è come baciare una stella": la neo-diva di Ostuni viaggia tra archi vogliosi di jazz, sensualità a fior di labbra, un pianoforte garrulo e cristallino, un'eleganza cocciuta eppur volatile. Nulla di epocale, ma raffinata e piacevole.
Sexy. 6/7

PAOLO MENEGUZZI - Musica
Lui ammette, come se fosse un merito, d'essersi ispirato ai Backstreet Boys. E si sente, ahimè: il motivetto è assai teenageriale - pimpante, anodino - e l'arrangiamento lo asseconda con plastificata brillantezza.
Stagionale. 4/5

PAOLO ROSSI - In Italia si sta male
Diciamola tutta: ci sarà un motivo, se Rino Gaetano decise di non pubblicare questo brano che Paolo Rossi interpreta splendidamente, e Mauro Pagani arrangia da par suo. In Italia si sta male? Sì. Si sta bene? Anche.
Qualunquista? Forse. 7

STADIO - Guardami
E pensare che, un tempo, gli Stadio scrivevano i loro brani con Dalla, Vasco, Roversi. Oggi? Andamento lento, crescendo d'ordinanza e "che cosa vuoi da me/che lui non ti sa dare/non sarà amore ma/vale anche di più".
Nostalgia canaglia. 5/6

TOSCA - Il terzo fuochista
Che gioiello, questo rutilante amarcord a tempo di valzer musette. Raccontando un'antica festa di paese - i balli, le bancarelle, le orchestrine - una grande Tosca ne esalta l'epopea felliniana e i colori da dipinto d'epoca.
Quasi un film. 8

VELVET - Tutto da rifare
Per confidarci una melodia che nasce a fior di labbra, poi si gonfia, s'arrotonda e gradualmente s'illumina, i Velvet mobilitano archi e pianoforte cameristici, e poi una chitarra acustica e una voce che avanza in punta di piedi.
Fiat lux. 7

LEDA BATTISTI - Senza me ti pentirai
Un tema così orecchiabile che prima ti irrita, poi ti seduce: per quel digradare del tango in flamenco, per l'avvolgente chitarra, per la grazia avvelenata del canto: "Sarà un mio gran divertimento/ quando non farai parte più di me».
Spietata. 6/7

SIMONE CRISTICCHI - Ti regalerò una rosa
Un carillon che divaga fino a lambire l'hip hop, ed ecco evocato, con prodigiosa leggerezza, il più greve dei temi, la malattia mentale. Del resto "i matti siamo noi quando nessuno ci capisce", dice un Cristicchi irriconoscibile.
Inquietante. 8

FRANCESCO E ROBY FACCHINETTI - Vivere normale
Un Pooh e mezzo per ammannirci un brano alla Pooh senza i medesimi. Il "messaggio"? E' vero che "noi che corriamo poi ci perdiamo", ma niente paura, "nei sogni spesso ci ritroviamo/noi che viviamo di musica".
Buona la ritmica. 5

MANGO - Chissà se nevica
Vabbè, la melodia è un'onda lunga di chitarre, violini, tepori arabi. E il testo - "Chissà se nevica al di là d'un dolore/se è dispari il freddo del cuore" - ha momenti magici. Ma è per la splendida prova canora, che Mango seduce.
Mediterranea. 7

PIERO MAZZOCCHETTI - Schiavo d'amore
"Finirà con te", e l'acuto erompe, bocelliano. Nel festival menoc "sanremese" degli ultimi vent' anni, il tenore pescarese si fa carico d'un passato che non vuol saperne d'arrendersi. E certo lo incarna bene, dal suo punto di vista.
Romanza. 5

MILVA - The show must go on
Lei, lo si sapeva, è grandissima. E Giorgio Faletti le ha scritto un brano un po' alla Leo Ferré, ambientato nel mondo cupo degli artisti falliti, sai, quando "il cuore è troppo piccolo/per musiche infinite" e i sogni non decollano.
Emozionante. 8

NADA - Luna in piena
L'amore è anche paura, "sono la tua donna piena d'ombre/larga come una barca/stretta come una fetta di luna". La voce corre terragna, profonda, quasi mascolina, su una musica che incalza tra fumi di kabarett e ritmo di bolero.
Geniale. 7/8

ANTONELLA RUGGIERO - Canzone tra le guerre
Come in una cave parigina, piano e fisarmonica s'ammalano di jazz, da qualche parte il mondo deflagra e fuori dal rifugio piovono bombe. Una mamma parla al suo bambino, e gli parla di guerra. Senza retorica, con una voce magica.
Preghiera. 8

DANIELE SILVESTRI - La paranza
È solo un divertissement, ma che genialità. Sul ritmo del calypso s'affollano non sensi e ghigni, afrori salmastri, profumo di pesce fritto, barche dal traguardo enigmatico. Per dire che cosa? Che "non riusciranno a prendermi".
Anarchico. 7

ZERO ASSOLUTO - Appena prima di partire
I due furbacchioni rinnovano la prenotazione per un altro anno in hit parade, con le già collaudate modalità: romanticismo a fior di labbra, ritmo pimpante, pennate di chitarra, cantabilità. Tutta roba che porta dritto in classifica.
Infallibili. 5/6