La Toscana fa la pacifista e butta 30 milioni

No Martini, no party. Certo è che il governatore della Toscana, classico esempio di amministratore democratico col passato da comunista duro e puro, non si tira indietro se si tratta di ostentare la vocazione peace&love della sua Regione. A suon di meeting e conferenze, brindisi e buffet. Nell’ultima grande festa a palazzo Bastogi di Firenze sono state convocate nientemeno che le «assise internazionali». Bisognava urlare un «no» alla pena di morte. Delegazioni dei 18 Stati che hanno abolito la pena capitale negli ultimi dieci anni hanno sfilato nella sala del Lampadario, stringendo le mani agli uomini della giunta più esterofila dello Stivale, prodiga di inviti quando si tratta di disquisire sui massimi sistemi. Per questo al tavolo dei relatori c’erano anche i giuristi delle isole Bermuda e i colleghi provenienti dal Regno di Bhutan.
Nel caso non sapeste dove diavolo si trova, provate a orientarvi con i «Mappamondi dei conflitti», iniziativa costata 55mila euro e naturalmente finanziata attingendo al portafoglio dei contribuenti. D’altronde la generosità toscana non conosce confini. Forse per questo motivo il presidente Claudio Martini ha pensato, al secondo mandato, di arricchire la squadra di governo con il prezioso - per le spese che comporta - Assessorato alla Cooperazione, alla pace e al perdono, staff di una ventina di persone annesso. Al timone c’è il professor Massimo Toschi, filosofo lucchese classe ’44 diviso tra le simpatie terzomondiste e le ospitate chic nel salotto televisivo di Gad Lerner. Toschi, comunque, sembra adatto alle missioni sul campo. Nei primi 17 mesi di attività «istituzionale» aveva già svolto 21 viaggi a spasso per il mondo. Eccolo su e giù dagli aerei nel Mali, in Kosovo, a Johannesburg, una puntatina a Pechino, un salto in Camerun, una tripletta nei territori «caldi» d’Israele e Palestina. In totale fanno quasi 83mila euro di trasferte. Quand’è in patria, invece, l’assessore alla fratellanza tra i popoli ha in agenda appuntamenti tipo il seminario d’appoggio al «processo di democratizizzazione nella Repubblica democratica del Congo» o, se preferite, la tavola rotonda sui diritti umani «riconciliare l’Italia, riconciliare il mondo». Ecumenico.
Le fatture nella valigia dell’assessore sembrano tutto sommato spiccioli, se rapportati ai 30 milioni di euro finora messi a bilancio in un quadriennio dall’equo e solidale Martini, che difatti trova il modo di vantarsi giurando di non aver «tagliato un euro rispetto agli anni precedenti, per noi la cooperazione è un investimento e non una spesa». Così il budget 2009 ha previsto altri 8 milioni elargiti in un tripudio di bandiere arcobaleno. Di questi, tre milioni e mezzo sono stati liquidati nel giro di sei mesi. Il problema, secondo l’opposizione di centrodestra in consiglio regionale, spunta quando «simili impegni vengono assunti con Paesi stranieri senza preventivo accordo con il governo centrale», cosa che violerebbe i principi di competenza sanciti dalla Costituzione. Conferma il capogruppo Fi-Pdl in Regione, Alberto Magnolfi: «Il più delle volte gli sforzi economici per le casse pubbliche non hanno concrete ricadute negli Stati destinatari, ma appaiono talmente generali da sembrare autoreferenziali. Anzi, difficilmente riusciamo a capirne i contenuti. Come se a casa nostra non ci fossero questioni altrettanto serie di cui occuparsi».
Sarà il caso della «partnership per la governance africana» e del summit delle «donne amministratrici locali» del Continente Nero, di scena a novembre e pagate dai toscani circa 50mila euro. Oppure il meeting di San Rossore (220mila), campeggio di lusso en plein air per i saggi sinistrorsi esperti di inquinamento globale; nonché il ricco cofinanziamento regionale da 406mila e rotti euro (la metà in contanti) a beneficio del «Brasil Proximo»; quindi l’ambizioso piano regionale per una cultura di pace (altri 400mila) e infine il criptico programma Seenet: una rete «trans-locale tra Italia e Sud-est Europa» - 200mila per tre anni, ma il povero Marrazzo stavolta non c’entra.
La festa sta per finire, dicono. A marzo anche in Toscana si vota. In molti sperano che a presentare il conto al centrosinistra per una volta siano gli elettori. Allora sì, Martini potrebbe dedicarsi a tempo pieno ai deliziosi fagiolini del Burkina Faso.
giacomo.susca@ilgiornale.it