Il Toscano piace a Gnudi e Montezemolo

Obiettivo: 80 milioni di ricavi. Possibile la quotazione

da Milano

Per il Sigaro toscano nuovi soci, progetti di espansione all’estero fino a considerare lo sbarco in Piazza Affari. «Manifatture Sigaro toscano, la società che produce un simbolo del Made in Italy che ha quasi 200 anni di storia, vuole aumentare il fatturato annuale a 80 milioni di euro (dagli attuali 60) entro il 2010 e l'ebitda al 22-24% del fatturato (dall'attuale 15-16%)», ha affermato ieri il vice presidente Gaetano Maccaferri, numero uno degli imprenditori bolognesi e membro della giunta di Confindustria. La holding del gruppo Maccaferri, la Seci, controlla il 60% del Sigaro toscano. Un altro 20% è stato rilevato a fine estate direttamente da Luca Cordero di Montezemolo e il restante 20% è in mano a Piero Gnudi (presidente dell'Enel). Sigaro toscano punta a raggiungere il controllo completo del mercato italiano (attualmente ha l'85%), ma soprattutto a crescere in Francia, Germania e Spagna, dove vuole incrementare la propria quota dall'attuale 3% al 10-15% in un paio d'anni. Per poi passare a Usa, Russia e Cina. L'ipotesi di un collocamento in Borsa «ci può stare, è una possibile evoluzione», ha detto Maccaferri, precisando comunque che «ancora non ce lo siamo posti come obiettivo, non abbiamo programmato alcuna tempistica».
L'acquisizione di Sigaro toscano rientra nella strategia di diversificazione del gruppo Maccaferri, che ha registrato l'anno scorso un fatturato di 921 milioni con 2.204 addetti e 48 stabilimenti industriali. Il gruppo è presente nel settore metallurgico e nell'ingegneria ambientale, in quello meccanico, nelle costruzioni, nell'immobiliare e in quello energetico attraverso una collaborazione con Edison (nella gestione di due centrali elettriche di cogenerazione) e Falck (con cui ha un accordo per riconvertire gli stabilimenti saccariferi in centrali di produzione di energia elettrica da biomasse), oltre a essere il primo produttore italiano di zucchero con Eridania Sadam.