Alla Tosse i bimbi mettono in scena le favole

Domani alle ore 16 il teatro della Tosse sarà riservato ai più piccoli. La compagnia «il Teatro del Piccione» infatti ha organizzato lo spettacolo «Fiaba di luna di Lana», dove i bambini (dai sei anni) saranno i primi protagonisti e saliranno sul palco, diventando parte narrante della favola. «Fiaba di luna di lana» è uno spettacolo dal sapore antico e popolare, raccolto in uno spazio dove pubblico e racconto sono a stretto, diretto e intimo contatto, proprio come qualche generazione addietro fu il luogo delle storie narrate a sera intorno al fuoco: un luogo e un tempo rituali dove mescolare i respiri della racconto con quelli di chi ascolta, tratteggiare immagini, sussurrare parole con gli occhi.
Così in questo allestimento semplice lo spazio del pubblico, costituito da un enorme tappeto riempito da morbidi cuscini e contornato da piccole panche di legno, viene tagliato a metà da una strada bianca dove l'attrice dà voce e corpo alla narrazione, ripercorrendo (con gesti, variazioni di personaggio, uso di piccoli oggetti) la stessa lunga strada che il protagonista della storia si trova a camminare durante la sua avventura.
La fiaba, ispirata alla tradizione celtica, racconta infatti del viaggio di Guglielmo, giovane figlio di re, alla ricerca dell'acqua magica che possa guarire la grave malattia del padre: un viaggio pieno di incontri, prove da superare, strade da scegliere, malvagi incantesimi e dolci incantamenti d'amore. Un viaggio iniziatico naturalmente, dove il giovane eroe scopre la passione e l'ingiustizia, la vita che nasce e quella che si spegne, l'azione e l'attesa, la fatica e il riposo, dove impara la forza del proprio corpo ma anche quella dell'esperienza di chi ha vissuto prima di lui: «sali sulle mia spalle», gli disse quel vecchio, e lo condusse a nuoto fino dall'altra parte del fiume.
La storia si srotola parola dopo parola come un filo: la narratrice racconta e cuce, racconta e fila, tra gomitoli, rocchetti, aghi e ditali, stoffe, calzette, lana e candele. Cucire diventa non solo il pretesto per l'avvio del racconto ma anche un'azione evocativa, del ricucire un legame con una tradizione del narrare, del filare mitico delle Parche con in mano i destini della vita, del rimandare ai ritmi lenti di un lavoro antico, tutto femminile, legato al riuso e alla cura delle cose, e della loro memoria: «io cucio, rammendo e aggiusto, perché le cose di un tempo hanno una vita dentro che non scappa dai buchi». Così lei cuce e ricama con l'ago e con le parole, a lume di candela e a ombra di rami, mentre una chitarra punteggia di note il canto e l'intera narrazione. «...Cuci e fila come una strada / una strada bianca, bianca di luna, luna di lana, buona fortuna / ma la fortuna è un filo sottile, tu non ti fermare, continua a cucire / fino all'ora, l'ora di dormire».