Totò Cuffaro lascia dopo la condanna La Regione Sicilia torna a votare

Il governatore placa le polemiche: &quot;Dimissioni irrevocabili. Ho senso di responsabilità verso la mia terra&quot;. <strong><a href="http://it.youtube.com/watch?v=IFqOw2_STZE"><font color="#ff6600">Guarda il video</font></a></strong>. E ora Forza Italia si prepara a candidare la Prestigiacomo

Palermo - La decisione era nell'aria. Troppo duri i manifesti con quei maledetti cannoli che più indigesti non potevano essere, le proteste di piazza, gli attacchi, persino da qualcuno dei suoi alleati più stretti. Troppo pesante, anche senza l'aggravante mafia, quella condanna a cinque anni e all'interdizione dai pubblici uffici per favoreggiamento semplice sì, ma comunque a singoli mafiosi, almeno secondo l'interpretazione della procura. Troppo rapido l'iter dell'applicazione della legge che prevede la sospensione dall'incarico anche in caso di sentenza non definitiva. «Sono turbato, non so che fare», aveva confidato a qualcuno mercoledì Totò Cuffaro. Venerdì in nottata la decisione e ieri, poco dopo le 13, l'annuncio in Aula, in quel Parlamento siciliano che da quasi vent'anni è la sua seconda casa: «Dimissioni irrevocabili». Dimissioni irrevocabili che chiudono un'epoca e aprono nell'isola una crisi politica senza precedenti, visto che con il presidente vanno a casa tutti e 90 i componenti del Parlamento siciliano.

C'è un'atmosfera commossa a Sala d'Ercole, l'Aula del palazzo reale che è la sede della massima istituzione siciliana quando il «re» di turno, il governatore Cuffaro, prende la parola per mettere a verbale il suo addio. Un intervento breve ma intenso, salutato alla fine da un applauso scrosciante e dalle lacrime: quelle, sincere, degli amici; e quelle, altrettanto sincere, dei meno amici che si trovano d'un botto senza poltrona e con una campagna elettorale da avviare subito, visto che si deve votare entro tre mesi. «Ho vissuto anni di intensa sofferenza - esordisce Cuffaro - confortato oltre che dall'affetto di tanti siciliani, dalla cristiana consapevolezza che nella vita dell'uomo essa non è mai vana. Mi ha confortato il riconoscimento, anche da parte del giudice, di quanto nel mio cuore era stato sempre certo, ossia l'assoluta estraneità del mio agire e del mio sentire, pubblico e privato alle finalità di un'organizzazione come la mafia. Ma tale sollievo non mi ha mai sottratto a quell'intensa riflessione che oggi mi vede nuovamente di fronte a voi per comunicarvi le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di presidente della Regione. Già al momento della sentenza sentivo dentro di me il dovere di compiere questo passo, ma ho deciso di attendere sino all'approvazione del Bilancio e della Legge finanziaria (all'alba di ieri, ndr), per senso di responsabilità verso una terra che continuerò ad amare e che in questi anni ho servito fedelmente, consegnando ad essa tutte le mie energie». Una scelta «assunta per ragioni umane e politiche», spiega il presidente: «Insieme a tantissime manifestazioni di affetto e sostegno politico - aggiunge - ho visto diffondersi, in questi giorni, una crescente ostilità verso la mia persona. Un sentimento che non mi appartiene».

Unanime il plauso per la scelta di Cuffaro. La sinistra, che ieri aveva organizzato una protesta per chiedere le dimissioni, ha riconvertito la manifestazione in un corteo festoso con tanto di cannoli offerti in piazza. La Cdl, invece, ha manifestato apprezzamento per la scelta del presidente. «Sono certo che tra qualche mese, quando Cuffaro sarà assolto da tutte le accuse, tanti sciacalli di queste ore saranno in prima fila a chiedergli scusa», ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. E in vista di un'eventuale candidatura alle politiche di Cuffaro c'è già chi mette le mani avanti. Come Antonio Di Pietro: «Di favoreggiamento in favoreggiamento. A quello giudiziario ai mafiosi si aggiungerebbe quello del vertice dell'Udc se candidasse Cuffaro in Parlamento». Nella Cdl siciliana, intanto, il dopo-Cuffaro è già cominciato. Già circolano i primi nomi. Per tutti l'ex ministro Stefania Prestigiacomo, «lanciata» dal presidente dell'Ars, Gianfranco Micciché: siciliana, giovane e donna. In una parola, praticamente perfetta.