Con Totò, Eduardo e Loren rivive la Napoli di Marotta

Nella prestigiosa filmografia di Vittorio De Sica non va trascurato un lavoro atipico ma brillantissimo quale L'oro di Napoli (in origine silloge di racconti impareggiabili di Giuseppe Marotta), pellicola a episodi infoltita dalla presenza di attori portentosi quali Totò, Eduardo, Paolo Stoppa, Sophia Loren e una folla di caratteristi in stato di grazia. Di racconto in racconto il film (realizzato nel 1954) prende forza dall’incalzante svariare dei toni ora dolenti, ora sarcastici, dei personaggi patetici che animano una realtà esposta all’azzardo della sorte e alla bizzarria dell'esistenza quotidiana. E se Totò si vendica da par suo del guappo prevaricatore, il povero ragazzino de I giocatori mortifica come meglio non si potrebbe il vanesio nobilastro (De Sica) che vuol vincere a carte ad ogni costo, e via via celiando e parodiando «vizi segreti e pubbliche virtù» di quell’umanità allo sbando che Marotta ha «cavato» da una Napoli sbrindellata, ma sempre e comunque capace di prendersi le proprie sacrosante rivalse su tangheri e prepotenti d’ogni risma. Rivedere L'oro di Napoli è come rifarsi la bocca dopo tante frittatine «all’italiana» oggi in gran voga.

L’ORO DI NAPOLI Dnc H. Enterprise, 18 euro