Il Toti, 4 anni sulla rotta delle polemiche

Era troppo pesante: allora ci fu chi pensò di farlo a pezzi e chi invece voleva caricarlo su un dirigibile

Ferdinando Maffioli

Tutto è bene quel che finisce bene, dice il saggio. Ma la vicenda del trasferimento del sommergibile Toti - 46,2 metri di lunghezza, 350 tonnellate di peso - dal porto di Cremona al Museo della Scienza, non si è rivelata proprio esemplare. Al contrario, sfogliando la lunga rassegna stampa dal gennaio 2001, essa appare come un tentativo di effrazione alla tradizionale efficienza ambrosiana. Quella che già nel «dire» ha sterilizzato tutte le difficoltà del passaggio al «fare». Insomma, il prestigio di Milano, e del suo Museo, meritava qualcosa di più meneghino.
Il malessere della memoria risale al 24 gennaio 2001, data di presentazione della «titanica impresa». Al tavolo dei relatori dieci persone, tra cui il presidente del MuseoScienza (ne sono cambiati tre, da allora), un ammiraglio, un controammiraglio e un vicepresidente del Consiglio regionale. Tutti orgogliosi, giustamente, di ancorare il primo sottomarino italiano del dopoguerra a uno dei più importanti musei scientifici d’Europa.
«Milano acquisisce un oggetto che rappresenta il fascino della profondità del mare - commenta uno dei relatori -. Chi di noi da piccolo non ha invidiato il Capitano Nemo di Verne?». Nel dossier ci sono tutti i dati tecnici e le piantine del percorso di trasferimento da Cremona. Qualcuno ipotizza anche la data d’arrivo del Toti accanto alla Madonnina: il 10 giugno, festa della Marina. L’impresa, dunque, è varata.
A marzo il sommergibile salpa da Augusta per il suo ultimo viaggio. Risale l’Adriatico e il Po per fermarsi a Cremona. In teoria una sosta breve, per le operazioni di bonifica. Poi la partenza per Milano. Ma già a fine maggio è chiaro che quel «poi» è aleatorio. Molto aleatorio.
«Milano proibita al sommergibile da museo. È troppo pesante e mette a rischio strade e fogne. Il vicesindaco De Corato: potremmo trovarcelo nel metrò»: così titolava il Corriere del 29, in prima pagina. Ma il trasporto non era stato studiato in tutti i particolari? «Il Museo ci ha chiesto l’autorizzazione al passaggio solo qualche settimana fa - precisava De Corato all’Ansa nel pomeriggio - Da quel momento abbiamo verificato i rischi». Da «quel momento» il destino dello «Squalo di ferro» si espande in una galassia di ipotesi. C’è chi dice che arriverà a settembre, ma fatto a pezzi per alleggerirlo; chi invece è sicuro del suo attracco milanese entro luglio e tutto intero. Si espande anche la fantasia del tecnici: qualcuno vorrebbe farlo viaggiare su una sorta di «gommone» lungo il Naviglio Grande, fino alla Darsena, altri lanciano l’idea di prelevare il Toti con un dirigibile e calarlo direttamente nel cortile di via Olona.
Il 6 giugno la «fumata nera dei periti del Politecnico per il trasferimento» fa capire che il nostro «Squalo» nel porto fluviale di Cremona ci resterà per un pezzo. E mentre il direttore del Museo, qualche settimana dopo, lascia l’incarico, parte il valzer dei possibili dirottamenti: se a Milano, ormai meta evanescente, non si può, dove mettiamo il Toti? All’Idroscalo? A La Spezia? A Trieste? Al Parco Forlanini, tra le buche del minigolf?
Fulvio Regis, il comandante del porto di Cremona, lui che ha accompagnato il sottomarino nell’ultimo difficile tratto, la risalita del Po, pur di disincagliare lo «Squalo» dalle secche tecnico-burocratiche ne propone uno «striptease» radicale. «Via la chiglia di piombo, via gli amati motori diesel, via le bombole d’aria a 200 atmosfere - spiega al Giornale del 25 giugno - : così il peso scende a 250 tonnellate».
Ma è tutto inutile. Ed è proprio col sottomarino incagliato che partono i primi «siluri» polemici. A Palazzo Marino che sostiene che le fogne non avrebbero retto il peso, il Museo replica che lo stop è solo un veto politico. Il Comune indica - siamo già al maggio 2002 - in 3 milioni di euro la spesa necessaria al trasporto (dunque occorrono sponsor adeguati). «Il costo? Molto meno di un decimo di quello indicato» dirà invece, nel gennaio scorso, un tecnico della Fagioli, l’impresa incaricata del «trasloco».
Di tutto ciò l’attuale cronistoria del sito www.museoscienza.org/toti non parla. Salta dal 6 maggio («Il Toti è ormeggiato nel porto di Cremona») al 25 settembre 2001: «Una commissione tecnica istituita dal Comune analizza le ipotesi per il trasporto del sommergibile. Il Politecnico viene incaricato di verificare la fattibilità del progetto di trasferimento». E in fondo dopo anni in cui «si cercano di risolvere i problemi evidenziati» e di «riflessioni avviate» forse è meglio così: tutto è bene ciò che finisce bene.