Toti al museo, trentamila «fan» in un anno

Era ormeggiato da anni nel fiume Po

Giacomo Susca

Da un anno il «gigante nero» abita a Milano, nel cortile del Museo della Scienza e della tecnologia.
Negli anni della Guerra Fredda è stato un’arma ai comandi della Marina militare: di difesa e controllo, ma pur sempre un’arma. Oggi pare piuttosto un docile bestione, o magari un vecchio marinaio con tante storie da raccontare. Di sicuro non ha perso il suo fascino, vive nell’eco delle missioni nel Mediterraneo profondo e odora ancora di salsedine, se solo chiudi gli occhi. Di sicuro continua ad esercitare il suo fascino sui tanti bambini che si fanno portare qui anche solo per guardarlo, estasiati, col naso all’insù. L’arrivo del sottomarino «506 Enrico Toti» ha lasciato un ricordo indelebile. Era la vigilia di Ferragosto. La notte in cui i milanesi scesero in strada per applaudire e fotografare il mega-convoglio di 62 metri per oltre 450 tonnellate (340 il peso del sommergibile), che per un prodigio della tecnica sfiorava palazzi e monumenti, sembrava non farcela ma poi alla fine riusciva a superare ogni ostacolo pur di raggiungere l’ambito traguardo. Dal tramonto all’alba: tanto ci mise il Toti ad attraversare Milano lungo un percorso di 7 chilometri studiato al centimetro. Squadre speciale di vigili e dell’Atm fecero gli straordinari per preparargli l’ingresso, un tappeto rosso con attorno 150mila persone in festa. In molti tornarono dalle ferie per vederlo. Erano le sei del mattino mentre lo videro attraversare i cancelli di via Olona. Gli altri corsero a comprare le magliette col marchio «TotiTeam», diventate un cult.
Quando il clamore per l’impresa si placò e vennero le piogge dell’autunno a rendere meno dura la mancanza dell’acqua alla pelle carenata del colosso dei mari, un gruppo di lavoro si occupò di renderlo un oggetto «museale», infelice aggettivo che sta per pulito, visitabile, attraente. Ci riuscirono.
Il 7 dicembre 2005 si apriva lo sportellone di ferro alle visite di appassionati e curiosi. Da allora, quasi in 30mila hanno visitato le anguste stanze del «506». L’effetto Toti non ha tardato a farsi sentire sulla struttura dedicata a Leonardo da Vinci. Fino a luglio 240.227 i visitatori, con un incremento del 33% rispetto allo stesso periodo del 2005. Ma allora il «bestione» se ne stava ormeggiato vicino alle chiuse del Po, e quasi dimenticato. Ora il Toti ha dimostrato a tutti di valere un patrimonio, molto più del milione di euro necessario al suo spostamento e degli altri soldi serviti a «restaurarlo». Ha portato nuovi turisti e scolaresche (gli stranieri sono in costante aumento) ad ammirare le invenzioni leonardesche, così come ha contribuito a valorizzare l’attiguo museo navale. Un bilancio che la direzione ha deciso di festeggiare assieme al primo compleanno milanese del Toti. Dalle 20 alle 24 visite guidate con gli animatori riservate a 150 fortunati che potranno prenotarsi la sera stessa dell'evento. Nella sala ricevimenti della nave Conte Biancamano sarà proiettato il documentario «Aldilà del mare». Poi trio jazz suonerà dal vivo. Un’occasione per condividere le esperienze di chi nella pancia del gigante ha passato parte della propria vita e di chi ha fatto «pazzie» pur di averlo.