Il Toti è «salpato» verso il Museo: migliaia di curiosi lungo la strada

nostro inviato a Cremona
«Nemmeno un cigolio». Cinque minuti alle 21, e il sommergibile Toti, da anni ancorato a Cremona, muove i primi passi verso Milano. Un carico di 480 tonnellate poggiato su un carrello con 240 ruote e due cabine motore, in testa e in coda, illuminato da potenti fari. Un elicottero dell’esercito lo sorveglia. Il rumore è assordante, ma i sei manovratori assicurano: «Nemmeno un cigolio». È iniziato così l’ultimo viaggio del primo sommergibile costruito in Italia nel dopoguerra. Fulvio Regis, direttore del porto di Cremona, racconta: «L’abbiamo accudito per quattro anni, ma ora siamo contenti che vada in un museo e che possa essere visto da tutti». «Ed è giusto che tutti gli appassionati possano conoscerlo», aggiunge Giovanni Vitaloni, vice capo di Stato maggiore della Marina. «Un grande gioco di squadra», dicono Fiorenzo Galli, direttore del museo, e Michele Perini, il presidente. Un migliaio le persone che assistono alla partenza del Toti, e migliaia lungo il percorso. Ambrogio e Graziella Sala sono arrivati da Oliveto Lario (Lecco). «Seguiremo tutto il viaggio - spiegano -. Ci siamo attrezzati, abbiamo panini e coperte in macchina».
Sono le 14. Un gruppo di marinai scende da un pulmino d’epoca. «Sono commosso, mi viene da piangere», dice il primo marinaio in congedo. «Sul Toti non sono mai salito - aggiunge Elio Cicognini -. La sua missione non era quella di offendere, ma di controllare le navi nemiche nel mediterraneo. L’impresa? Una volta riuscì a passare sotto una portaerei americana senza che le strumentazioni di bordo della nave “alleata” se ne accorgessero».
Alle 17 vengono accesi i due motori che trainano il convoglio. I tecnici misurano l’altezza dei fianchi. «Devono essere uguali, al millimetro», spiegano. Sono sei gli uomini che guideranno il Toti nel suo ultimo viaggio. «Per noi non è un trasporto così eccezionale - spiega Alex, carnagione da marinaio e orecchino d’oro al lobo sinistro -. Abbiamo portato carichi molto più pesanti. Paura per il tragitto a Milano? Assolutamente no. Se i tecnici hanno detto che si passa, si passa». Qualche metro più in là, il responsabile tecnico della Fagioli, la ditta di Reggio Emilia che cura il trasporto, spegne l’ennesima sigaretta. Cammina in continuazione, senza allontanarsi dal sommergibile. «Fino a Milano sarà un trasporto di routine - racconta Giovanni De Paoli -. La novità per noi è muovere il sommergibile tra le vie della città, ma abbiamo studiato tutto e siamo tranquilli».
Nella prima notte di viaggio, il Toti ha percorso circa trenta chilometri, dal porto di Cremona a Corte Madama. Due i punti critici: un passaggio a livello a Pizzighettone, da smontare e rimontare dopo il transito del convoglio, e un cavalcavia a pochi chilometri dall’arrivo. Il Toti entrerà in provincia di Milano all’alba di domani. Resterà a Settala fino alle 21 di giovedì, e da lì ripartirà alla volta di Milano, dove arriverà verso la mezzanotte. «E lì - assicurano i tecnici - comincerà la vera sfida. Muovere il carico nei 7 chilometri da percorrere per arrivare al museo».