Totonomi Le ipotesi sulla nuova squadra

RomaSono rimasti ministri del governo Monti per qualche ora, nei vari totogoverno dei giornali. In compenso in quel frangente sono entrati e usciti dall’esecutivo (puramente ipotetico) una sessantina di volte, come figurine di un album tormentato. Ci sono finiti non per caso, Franco Frattini per una decisa virata verso la soluzione Monti (con lui che sarebbe rimasto alla Farnesina), Maurizio Lupi per l’appartenenza a quell’anima cattolica (e anche ciellina) del Pdl che da sempre guarda al centro con grande affetto. Una volta chiaro che l’esecutivo dell’euro-professore sarebbe stato battezzato nella parrocchia di Casini, Cesa e Buttiglione, il problema era la casella Giustizia. La pedina giusta quindi non poteva non essere Lupi, berlusconiano che però, fin dalle primissime ore della crisi, aveva già espresso la sua posizione: non è il momento di votare, meglio un governo di emergenza nazionale.
Ancora venerdì Frattini e Lupi figuravano in governi cartacei, anche in più di un posto ministeriale. Frattini usciva (sempre nelle ipotesi avventurose dei giornali) dagli Esteri quando ci entrava Amato, ma si sistemava in cambio al Viminale. Lupi invece si è rimpallato Giustizia e Istruzione, a seconda degli incastri (il vicepresidente della Camera veniva spostato dalla poltrona di Guardasigilli quando Nitto Palma era dato per papabile, più papabile di Lupi). Ha aiutato, nell’incarico ministeriale di 24ore (tutte immaginarie) anche l’uscita del libro di Lupi, proprio nei giorni del tramonto governativo. E che alla presentazione a Montecitorio del suo La prima politica è vivere ci fosse una specie di «nuova maggioranza» delle larghe intese. E cioè i due Letta, Gianni ed Enrico, entrambi dati come possibili colleghi di governo Monti, e poi Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Angelino Alfano. Senza la Lega, che infatti sta all’opposizione. Un viatico per Lupi? Pare di no.
Invece Frattini, che non ha pubblicato un libro, è rimasto ministro per un giorno anche per il suo buon rapporto con il capo dello Stato. E quanto fosse convinto della nuova fase si è capito quando un cronista della Dire ha scritto del suo sfogo per l’opposizione dell’ex An all’esecutivo Monti: «È bastato che crollasse tutto che questi fascisti sono tornati fuori. Già ci hanno fatto rompere con Fini, e adesso provano di nuovo a mandare tutto all’aria»!. La successiva smentita non ha convinto gli ex An, specie Matteoli (mai dato per ministro «montiano»), che anzi ha trovato un collegamento tra le due cose: Probabilmente ha molta voglia di rimanere a fare il ministro degli Esteri. Non è sbagliato però basta non perdere la dignità, che potrebbe essere quella di entrare in un governo senza programma». Bel clima nel Pdl...
Ad ogni modo, se Frattini perde un posto di prestigio, Lupi lo mantiene. Nessuno lo sposta dalla vicepresidenza della Camera, incarico che gli ha fatto guadagnare una sfilza di complimenti. Non ha certo bisogno alla Camera - come ha chiesto un ministro dimissionario di cui non si è scoperto il nome - di un ufficio di 300 metri quadri possibilmente «con vista»...