Totti capopopolo infiamma il derby di Roma

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Marcello Di Dio

da Roma

Trigoria caotica con tremila tifosi pacifici, ma uno striscione che sa tanto di ultimatum. Formello silenziosa dopo il bagno di folla dei giorni scorsi, quando Di Canio formò con le dita di una mano un ideale conto alla rovescia. Sono molto diverse le due facce del derby in scena stasera all’Olimpico. Si parte da una situazione inconsueta, la Lazio davanti in classifica con cinque punti di vantaggio. Esattamente come il 25 marzo del 2000, quando la vittoria in una stracittadina fu uno dei passi decisivi verso lo scudetto biancoceleste. Come nella passata stagione, sarà per gli allenatori un debutto nel derby romano. Da una parte Luciano Spalletti, abituato a un meno blasonato Empoli-Fiorentina («dove i viola ci definivano i cugini di campagna») e ora protagonista nella partita con la P maiuscola nella capitale: «Finora l’avevo vissuto solo in tv, ora lo vivrò dal campo, è uno spettacolo nello spettacolo». Dall’altra parte Delio Rossi, avvezzo solo alle «battaglie» Bergamo-Brescia e che ha voluto evitare il discorso derby fino all’ultimo giorno: «Che impatto avrò con la partita? Farò quello che mi dirà la testa».
E con tanti esordienti nella stracittadina anche fra i calciatori, saranno ancora una volta i leader a fare la differenza: il laziale Di Canio, che in settimana ha spiegato ai «novelli» del derby cosa vuol dire giocarne uno e ha mantenuto toni bassi nelle sue dichiarazioni (ricevendo anche i complimenti del prefetto Serra); i romanisti Montella, meno diplomatico dell’avversario - da lui definito provocatore - che oggi tornerà in campo dal primo minuto («io conto su di lui, può essere la partita del suo rilancio dopo tanti infortuni», spiega Spalletti) e Francesco Totti. Il suo primo pensiero in questi giorni è il figlio che sta per nascere (e che probabilmente si chiamerà Vincenzo, come il nonno). Ma per qualche ora il capitano giallorosso dovrà concentrarsi sul derby, quello che Panucci e Spalletti hanno inquadrato come il match della svolta. Gli basta la calda atmosfera di Trigoria, invasa da tremila tifosi che accorrono all’iniziativa della Roma «porte aperte agli allenamenti», per farlo rientrare subito nel clima della stracittadina.
L’amato dieci, insieme all’implicita rassicurazione di essere in campo (il bimbo dovrebbe nascere la prossima settimana, ndr.) fa così una promessa. Vestendo i panni di capopopolo o, come piace dire da queste parti, di Gladiatore. «Se segno, vado sotto la curva Nord», grida dopo aver preso un megafono. Dunque, dopo la maglietta «vi ho purgato ancora» del derby del ’99, Totti lancia una provocazione al popolo laziale - che fa alzare la temperatura della vigilia - nel ricordo di chi in passato fece la stessa cosa a parti invertite. Già nella stagione ’73/74 Long John Chinaglia (stasera in tribuna a sostenere la Lazio) corse sotto la curva sud - quella degli ultrà giallorossi - con il dito alzato dopo aver segnato un gol decisivo. La scena si ripeté quindici anni dopo con Paolo Di Canio, allora giovanissimo. E sempre Di Canio, il 6 gennaio scorso, frenò il suo impeto dopo il gol che avviò il largo successo laziale fermandosi prima dei cartelloni pubblicitari.
«Non voglio pensare a un derby senza di lui», diceva Spalletti del capitano mentre fuori dai cancelli di Trigoria spuntava uno striscione dal sapore di ultimatum: «A voi la scelta, inferno o paradiso». Come dire, dopo un inizio di stagione deludente, massimo impegno nel derby o scatterà la contestazione già dalla partita di Milano di mercoledì. Anche se la protesta rimane nei canoni della civiltà, nonostante la zona sia congestionata dal traffico. Una rappresentanza dei tifosi incontra, oltre a Totti, il tecnico Spalletti, il dirigente Pradè e Bruno Conti. Il capitano riceve in omaggio undici rosari da distribuire ai calciatori che scenderanno in campo stasera. «Speriamo che almeno le preghiere portino fortuna», è il messaggio dei tifosi. In casa Lazio si augurano che non ci siano aiuti ultraterreni.