Totti, litigi e gol: questa è la Roma che fa paura

Friulani in vantaggio, poi Vucinic, Taddei e Giuly ribaltano la situazione. Il capitano al rientro manda a quel paese l’arbitro che l’ostacola sotto porta. Ma viene solo ammonito. Diverbio Doni-Panucci

Udine - Alla fine il diesse Leonardi infuriato e paonazzo è sceso in sala stampa a dire che era ora di finirla una volta per tutte con le voci di mercato che distraggono i suoi ragazzi. Era il polso di una tensione che ha accompagnato il finale dilagante della Roma al Friuli, l'uscita fischiatissima di Totti dal campo palleggiata con un alibi poco credibile sul mercato che logora. In realtà il calcio insegna che quando si fanno queste dichiarazioni, qualcosa in uscita è già successo.

Anche se tutto questo non fa una grinza con la strameritata vittoria della Roma e l'impotenza dell'Udinese che sul più bello e per circa dieci minuti ha avuto in mano la partita e anche la possibilità di seppellirla. È successo nei primi minuti della ripresa, un attimo dopo il colpo di testa sul secondo palo di Di Natale che portava in vantaggio l'Udinese. Friuli che si ribalta, Roma che mostra le rughe e i nervi, Panucci dice a Doni che non esce mai, Doni gli ricorda che se vuole lo disfa. Dal simpatico siparietto in area giallorossa a quello in area bianconera: l'arbitro Rizzoli impallina Totti solo e pronto allo sparo, il capitano lo scambia per un automobilista all'incrocio e inizia a mandarlo a quel paese, con gusto, una e due volte. Rizzoli che fino a quel punto ha avuto il massimo rispetto per il capitano della Roma, estrae il cartellino giallo, per chiunque altro sarebbe stato rosso, strameritato anche questo.

La Roma sembra persa, a risollevarla ci pensano quelli di Marino, due o tre contropiede da favola finiti tragicamente fra le mani di Doni o in discarica. Il più clamoroso quando Pepe sulla destra va via a Panucci con un rimpallo favorevole, si presenta solo davanti alla porta e calcia addosso a Doni, sul rimpallo pasticcio di Di Natale, poi ancora casino e palla allontanata dall'area.
Dopo tutta la confusione del primo tempo abbastanza brutto e inutile, ecco che finalmente la partita prendeva una sua strada logica e ampiamente pronosticata: la Roma avrebbe retto al massimo un tempo gambizzata dalla trasferta all'Old Trafford.

E infatti Marino aveva tenuto la squadra lunghissima e senza centrocampo, tutti a difendere al limite dell'area e poi rilancio rapido per Quagliarella e Di Natale appostati qualche centimetro dentro la loro metà campo e pronti a schizzare come frecce impazzite.
Tattica perfetta scardinata dal piccolo Pizarro che in precedenza si era fatto stramaledire dai romanisti sugli spalti per un paio di cosette da brivido nella sua metà campo, e una addirittura nella sua area. Il cileno invece al 18' si ricorda come si fa, alza gli occhi e pesca in area Vucinic che attutisce di petto, mette giù e in scivolata riporta la Roma in parità. Sono passati 12 minuti dal gol di Di Natale, i più brutti per Spalletti, da adesso è un discesone da paura.

Pochi minuti dopo e il raddoppio è la classica cartolina che prima di spedirla tutti ci mettono la firma, la palla passa rasoterra fra i piedi di tutti, compresi Totti, De Rossi e Vucinic, i migliori, per finire su quelli di Taddei che in area picchia sotto la traversa con giro e probabile deviazione di Dossena, ininfluente. L'Udinese a questo punto è morta e manca ancora quasi mezz'ora.

Adesso è la Roma che potrebbe segnarne quattro o cinque volte, Pizarro ha un'occasione quasi sfacciata, Giuly anche e non la sbaglia, 3-1, ma ormai siamo già nei minuti di recupero, Di Natale ha la maglia fuori come la lingua, la gente lascia il Friuli e non parla più di zona Champions, la Roma invece ha fatto capire di avere uno zoccolo duro che la tiene in piedi e Spalletti alla fine ha parlato di squadra onnipotente senza suscitare commenti ironici sul suo stato attuale di salute nervosa.