Totti, parola di bomber «Questa Inter non vale più di noi»

da Milano

Tutti ad aspettare qualcosa che non accadeva dal 1989, l'Inter che conquista lo scudetto sul campo. Ma per ora accade qualcosa che non capitava dal 1988: un numero 10 che domina la classifica cannonieri. Allora Maradona, oggi Totti, salito a quota 21 centri con la rete che ha gelato il popolo nerazzurro. «Ci tengo alla classifica marcatori, non l'ho mai vinta», dice il capitano. «Non valiamo meno dell'Inter, questa vittoria è una bella soddisfazione, l'avevamo prevista, eravamo consapevoli di poter giocare una grande partita e rovinare la loro festa, anche se l'Inter ha devastato il campionato. La schiena? Continua a farmi soffrire ma non posso lasciare la squadra proprio ora».
Tutti a chiedersi: se si fosse giocato il 4 febbraio, come da calendario? La storia del campionato sarebbe cambiata? «Il 4 febbraio, dopo l'omicidio Raciti, c'erano cose ben più importanti di una partita», apre e chiude De Rossi.
Ma il tema del rimpianto torna nel dopo gara giallorosso. «Vincere in febbraio ci avrebbe dato modo di stare più attaccati all'Inter ma poi non sarebbe cambiato nulla - ammette Luciano Spalletti -, per i valori espressi tutto l'anno, per la convinzione superiore alla nostra, è giusto che lo scudetto se lo aggiudichino loro. Noi abbiamo vinto una gara intensa, che l'Inter ha preso in mano dopo l'1-1: il rigore ci ha innervositi anche se i miei giocatori sono convinti che non ci siano state scorrettezze. Abbiamo sofferto ma siamo stati caparbi, mai passivi ad aspettare l'avversario. Cosa direi per consolare Mancini? Ma è lui che deve consolare me...».
Intanto, però, l'umore nerazzurro è sciupato. «L'Inter ha pagato proprio l'atmosfera di festa - analizza Panucci -: si dice che non ci sia niente di più bello che vincere uno scudetto in casa, invece non c'è niente di più difficile. Nel primo tempo abbiamo alzato il ritmo, giocando con calma, palla a terra, senza dare punti di riferimento. Ci resta la soddisfazione di aver costretto l'Inter alla prima sconfitta (dopo 39 gare ufficiali, ndr). La Roma ha un'anima. Dediche? Ai tifosi che hanno sofferto dopo Manchester».