Totti: «Possiamo competere con chiunque»

Jacopo Granzotto

Nel frenetico calcio di oggi c’è sempre tempo per risorgere. Gilardino può star tranquillo, prima o poi segnerà una bella doppietta. Miracoli del football. Nell’attesa si gusti la scintillante macchina da calcio di Spalletti, fatta di palla a terra, di «rabone» e di uno-due affascinanti come una bella donna.
Sarà pure un Milan scoppiato (il rush finale della Roma ha evidenziato un gap tra giallorossi e rossoneri nella preparazione fisica), sarà che Ancelotti non cambia idea facilmente anche quando le cose vanno male. O saranno state le coincidenze fortunate. Certo è che la squadra sabato sera è sembrata in palla come non mai - unica eccezione lo spento Perrotta - riuscendo a sfatare il ventennale tabù. Su tutti, oltre al capitano, la roccia Mexes e l’inesauribile De Rossi, il Gattuso con i piedi buoni. E dopo il trionfo milanese a capitan Totti (non solo bello da vedere ma anche utile) è tornata la voglia di sorridere e di alzare la testa dell’antico condottiero: «Questa Roma può competere con chiunque - dichiara sicuro - per lo scudetto ci siamo anche noi. Con questa determinazione possiamo andare lontano, del resto abbiamo dimostrato anche stavolta che abbiamo l’organico per arrivare in fondo». Mannaggia all’euforia, di solito quando si parla troppo presto (non scordiamoci che siamo solo all’undicesima giornata) le cose poi vanno a farsi benedire. Il capitano, si vede chiaramente, ora è un altro: corre, lotta, mette il piede nei contrasti. E a Luciano Spalletti luccicano gli occhi: «Francesco ha segnato due splendidi gol, ma ho apprezzato la capacità di rendere giocabili palloni che la difesa rilanciava in quei minuti che si trovava in sofferenza. Totti è vicino a essere quello visto prima dell’infortunio».
Il mister fa sempre fatica a elogiare un solo giocatore, preferisce però parlare di una squadra che «ha giocato un grande match e ha dimostrato di essere cresciuta anche nella lotta, cosa che era un po’ il suo difetto. È stata una partita viva e intensa, molto bella e ora godiamoci questa classifica che ci permette di lavorare con tranquillità». Anche se poi va più cauto nel parlare di scudetto: «Ci sono squadre più attrezzate sotto più punti di vista. L’Inter è senz’altro la favorita e sarà difficile scalzare una corazzata come la squadra di Mancini».
Ma tra gli eroi del «Meazza» c’è sicuramente Alberto Aquilani, il giocatore che ha innestato la marcia e la maradoniana «rabona», il gesto tecnico di calciare in corsa con il piede sinistro (o destro) facendo passare il piede che calcia dietro l’altra gamba usata come stampella. Aquilani ha deciso la partita proprio con quel numero ad alto quoziente di difficoltà. Ora si gode il momento: «Ho rivisto la “rabona” solo una volta dopo la partita - dice-. Ero contento, rivedere quel mio gesto è stato davvero emozionante. Mi è venuta istintivamente».
Dopo l’«Aurelio» inventato da Taddei, ecco dunque la «Rabona» di Aquilani. Si direbbe che alla Roma la classe non manca: «C’è parecchio feeling tra di noi, siamo pieni di brasiliani e durante l’allenamento la fanno più spesso di me, io l’ho fatta adesso e difficilmente me la rivedrete fare ancora».
Aquilani benevolo col Milan: «L’ho visto bene, ha giocato una buona partita. Abbiamo avuto degli episodi fortunati e loro un po’ meno, però io sono convinto che essendo una grande squadra si riprenderà molto presto». Già, c’è sempre tempo.