Totti, presente da bomber e futuro alla scrivania

Se non avesse fallito 4 rigori avrebbe già eguagliato il record personale di 20 gol in campionato. E intanto prenota alla Roma un posto da dirigente

Roma - Maledetti rigori. A quest’ora, se non ci fossero stati gli errori dal dischetto, Francesco Totti avrebbe venti gol all’attivo. Cioè la stessa cifra record già ottenuta dal capitano della Roma nella stagione 2003-04 - l’ultima di Fabio Capello in giallorosso -, ma anche la quasi certezza di un primato inattaccabile nella classifica cannonieri. Che per Totti sta diventando quasi un’ossessione. Tanto che si rifiuta di sentir parlare di turni di riposo: lui vuole giocare sempre e comunque, anche se negli ultimi tempi sta facendo i conti con il mal di schiena e alcuni guai muscolari. A Verona si è addirittura inventato due gol da attaccante puro: uno di testa, cosa rara per lui (ne ha segnati solo dieci così in tante stagioni di serie A) e uno di rapina, «beffando» con mestiere il difensore del Chievo D’Anna.
L’evoluzione di Francesco Totti dal ruolo di trequartista a bomber di razza in grado di vincere la speciale graduatoria dei goleador «è completa», dice un esperto di gol come Roberto Pruzzo, l’ultimo capocannoniere romanista della storia (campionato ’85-86). Il numero dieci giallorosso potrebbe rubargli la definizione di bomber, come ancora viene chiamato a Roma. «Già l’ha fatto - ammette Pruzzo, che con i suoi gol, molti dei quali propiziati dai cross di Bruno Conti, ha trascinato la squadra giallorossa allo scudetto dell’83 - e adesso vediamo se riesce ad aggiudicarsi anche la classifica cannonieri. Me li ha tolti tutti i record e sarà difficile mantenere anche questo... Quest’anno la rosa dei pretendenti è ristretta a Totti e forse a Toni, d’altronde mancano nomi del calibro di Shevchenko e Trezeguet». Pruzzo non crede che insieme all’evoluzione tattica di Totti ce ne sia anche una fisica. «È soltanto la qualità unica di un giocatore che riesce a fare tutto con grande facilità. Tra l’altro lui da ragazzo era addirittura un centrocampista puro. Dopo l’incidente del febbraio scorso sembrava che lo subisse molto, dalla vittoria mondiale è un giocatore completamente ritrovato».
Talmente ritrovato che al Bentegodi ha segnato la quinta doppietta dell’annata. Eguagliando già il numero del torneo precedente, finito in anticipo per l’infortunio alla caviglia (allora si fermò a 15 reti realizzate). Nella prima annata da doppia cifra ne segnò solo due, addirittura una nel campionato-scudetto (2000-01). L’uno-due di Verona, il terzo in trasferta dopo quelli di Milano e Genova (con il gol da manuale al volo di sinistro salutato dalla standing ovation di Marassi) è stata la giusta risposta a chi lo aveva già descritto sull’orlo di una crisi di nervi. Colpa di quel rigore fallito che non gli ha tolto la voglia di tornare sul dischetto. E non è un caso che la nuova doppietta sia arrivata in una delle giornate più difficili per la Roma. C’era il rischio di un secondo tracollo esterno consecutivo, evento mai accaduto nel corso dell’attuale campionato.
Francesco lo ha ripetuto più volte, dopo l’infortunio e il recupero lampo con tanto di Mondiale vinto: adesso la mia priorità resta la Roma. L’azzurro può aspettare, a trent’anni e una placca con undici viti nella caviglia deve centellinare al massimo gli impegni. Anche se ormai l’arto è a posto e quell’affare metallico potrebbe essere rimosso da subito. Lui, però, non vuole fermarsi ora, aspetterà la fine della stagione e poi, effettuata l’operazione, si prenderà una pausa forzata di un paio di mesi. Nei quali comincerà a pianificare il futuro prossimo da calciatore. Totti ha già conquistato il primato di miglior bomber in attività (141 gol, eguagliato nella classifica di tutti i tempi Borel II e a una sola rete da Paolino Pulici), potrebbe avere in tasca quello di miglior marcatore di questa stagione e avrà davanti un’altra annata europea. Tutto in attesa (almeno fra 5 anni e con 200 gol in cassaforte) di completare il suo matrimonio a vita con la Roma, passando dal campo alla scrivania.
Sì, perchè a differenza di altri numeri dieci famosi, non è interessato ad allenare (vedi Roberto Mancini) o a darsi alla politica calcistica (come ha fatto Michel Platini). Totti ha sposato il progetto Roma in toto ed è pronto a dare il suo contributo da dirigente. Vuole lavorare con i giovani, scoprirne altri che magari un giorno possano diventare dei nuovi Totti. E dedicarsi, come fa già da più di un anno, alla sua famiglia che dopo la nascita del figlio Cristian si allargherà presto con l’arrivo della secondogenita.
Un futuro che verrà scritto a piccoli passi. Intanto c’è da pensare alla prossima fatica di campionato, Ascoli. Dove la parola turnover varrà per tutti ma non per lui. E poi il Lione: «Le speranze di passare il turno sono legate soprattutto a Totti», conclude Pruzzo. Se lo dice un esperto come lui...