Totti: «Lo scudetto? È inutile prenderci in giro»

Marco Morello

Chiude i sogni nel cassetto e getta via la chiave senza pensarci due volte Francesco Totti, che sembra avere ben chiare in testa le effettive potenzialità della sua Roma. «Scudetto? È una parola pesante - ha affermato laconico il capitano giallorosso, nemmeno volesse pronunciare una sentenza definitiva - inutile prenderci in giro». Evidente il proposito di non creare false illusioni tra i tifosi. Eppure si presta a una lettura duplice il fulmine a ciel sereno lanciato dal «Pupone»: da una parte può essere interpretato come un bilancio ponderato del mercato della società capitolina, dall’altra ha il sapore di una provocazione che chiede soltanto di essere smentita, magari ispirandosi alla travolgente cavalcata delle 11 vittorie consecutive ancora stampata a fuoco nei cuori della Sud e non solo.
«Non siamo al livello di Milan e Inter - dice Totti -. Spero che sia comunque una differenza colmabile. Sta a noi ridurla, con lo spirito dello scorso anno possiamo arrivare in fondo». Nessuna critica comunque all’operato della dirigenza, anzi il contrario: «Se mi dicono che c’era questo da spendere, di più non si poteva fare. Quindi sono contento per i giocatori comprati, anzi presi in comproprietà. La società si è mossa bene per il budget che c’era». Lo convincono soprattutto le due nuove punte di diamante della rosa, Pizarro e Vucinic: «Sono due elementi importanti e ne sono arrivati anche altri utili per completare l’organico». E giù subito una stoccata all’Inter, la formazione che tutti accreditano come la favorita per la conquista dello scudetto: «Se altre società possono spendere 60-70 milioni non è colpa nostra ma di Moratti - spiega senza nemmeno una punta di rammarico o di invidia -. Loro di certo possono contare su più giocatori di livello internazionale».
Capitolo Champions League, ecco di nuovo rispuntare quella prudenza che non pare appartenergli davvero: «Il girone sembra facile ma non lo è». E a chi gli chiede di come ha preso la partenza di Cufrè, il «Pupone» risponde senza lesinare i complimenti: «L’ho sentito al telefono, dispiace non averlo più come compagno di squadra e come uomo. Va ringraziato per quello che ha fatto». Poi un accenno a Calciopoli, per spezzare una lancia addirittura a favore dei bianconeri, proprio lui che non si è mai tirato indietro quando si trattava di alimentare a distanza polemiche infuocate: «È giusto che la Juve non sia in serie A, ma anche tante altre squadre non ci dovevano essere, chi ha sbagliato deve pagare ma mi sembra che lo stia facendo solo la Juve e mi dispiace». Il tutto mentre liquida con una battuta la proposta di Moggi di assegnare lo scudetto alla Roma e non all’Inter: «Lo poteva dire prima, anche se non lo avrei mai festeggiato, mi piace conquistarmi le cose sul campo».
Ma come sta Totti? Ancora una volta il capitano dimostra di voler mettere i suoi interessi in secondo piano rispetto a quelli della squadra: «Ora sono migliorato - commenta scegliendo bene le parole - ma so che ancora posso migliorare. È un fatto meccanico, fino a circa dieci giorni fa ancora facevo fatica a calciare. Giocherò una grande stagione e solo alla fine mi opererò per togliere la placca. Preferisco fare così visto che dovrò stare fermo un mese». La ricetta per l’immediato futuro è servita: «Ora noi dobbiamo comportarci come lo scorso anno, camminare tutti insieme sulla stessa strada. La forza del gruppo porta a grandi risultati, lo si è visto in Germania». L’esperienza del Mondiale, insomma, a Totti è servita da lezione.