Il Tour blindato dal «pass biologico» ritrova pure l’Italia

Al via solo chi ha la cartella clinica in regola. Crono più brevi e più arrivi in salita. E dopo nove anni tappa in Italia, a Prato Nevoso

Dalla licenza ProTour al «passaporto biologico». Dall’incerto al certo. Nata per dare una garanzia alle squadre, oggi che i Grandi Giri sono usciti da questo circuito che nelle origini doveva essere una sorta di «Champions League» delle due ruote, la licenza di Pro Tour è semplice carta straccia: «Saremo noi organizzatori ad invitare le squadre», ha precisato ieri Christian Prudhomme, direttore del Tour de France, la corsa più importante del globo che ieri si è presentata al mondo.
Se la licenza delle squadre non conta più nulla, il «passaporto biologico» (lo storico di tutti gli esami effettuati in questi anni da ogni corridore, ndr) per gli atleti è invece requisito fondamentale: chi non l’avrà, se ne potrà stare pure a casa. «La presentazione del “passaporto biologico” sarà una “condizione etica” fondamentale per ottenere l'autorizzazione a gareggiare nel Tour», ha ripetuto a chiare lettere Patrice Clerc, presidente di Aso, in uno strapieno Palazzo dei Congressi di Parigi.
Passando invece al percorso che verrà, per la prima volta in 40 anni (1967), la Grande Boucle rinuncerà a partire con un cronoprologo. La più importante corsa a tappe del mondo prenderà il via il 5 luglio a Brest, in Bretagna, con una tappa di 195 chilometri che si concluderà a Plumelec (arrivo a Parigi, sui Campi Elisi il 27 luglio, dopo aver percorso 3.554 chilometri).
«Tappa aperta a tutti, soprattutto agli attaccanti, ma anche ai velocisti: la prima maglia gialla vuole essere il sogno di tutti i partecipanti, nessuno escluso», ha precisato Prudhomme.
A prima vista il tracciato del Tour 2008 pare essere molto più “umano”, meno esigente e spietato, anche se le salite non mancano, le cronometro pure e la competizione data dall’importanza della corsa sarà sempre elevatissima. Dopo le numerose polemiche e i casi di doping che hanno ammorbato anche l’edizione di quest’anno, con la discussa cacciata della maglia gialla Michael Rasmussen, la corsa francese è stata “ammorbidita”: meno trasferimenti, tappe più corte, meno cronometro. È un Tour che sorride a corridori tipo Damiano Cunego, per intenderci. Una tappa di montagna in meno, un arrivo in salita in più (quattro). Ottantadue i chilometri contro il tempo (117 quest’anno).
Già alla quarta tappa ci sarà la prima cronometro individuale (solo 29 chilometri) nei dintorni di Cholet che certamente scremerà i pretendenti al trono. Da qui il gruppo si lancerà verso il Massiccio Centrale.
Prima i Pirenei poi le Alpi: spicca l'arrivo ad Hautacam il 14 luglio. Il 21 luglio, invece, dopo un passaggio importante in territorio italiano dopo nove anni (arrivo a Pratonevoso, giorno di riposo a Cuneo), il Tour affronterà la Bonette, che con i suoi 2.800 metri di altezza è la strada più alta d'Europa. Due giorni più tardi, lo spettacolo dell'Alpe d'Huez. Quindi risalita verso Parigi attraverso la Francia centrale, con una crono sabato 26 luglio da Montluçon a Saint-Amand-Montrond (57 km).
Sempre in materia di lotta al doping, interessante la proposta del capo del team Gerolsteiner, Hans-Michael Holczer: controlli incrociati tra Federazioni. Che la Spagna ad esempio controlli i ciclisti tedeschi, la Francia quelli italiani, e così via. «Questo sarebbe un investimento per le pari opportunità».