È un Tour di cadute Cunego si salva grazie alla giuria

In questo suggestivo lembo di terra a nord della Francia vince un nordista doc: il norvegese Thor Hushovd. Un po’ vince però anche Damiano Cunego, il nostro uomo di riferimento, l’uomo sul quale l’Italia del pedale ha riposto le proprie speranze e le proprie ambizioni per questo Tour de France. Vince perché non perde: un minuto. Vince perché resta lì con il tempo dei migliori nonostante arrivi staccato, con la bicicletta di un altro e la rabbia contenuta in corpo. Vince dopo un po’, dopo circa venti minuti buoni, perché così su due piedi tutti dicono al «Piccolo Principe» che il minutino per strada ce l’ha lasciato per davvero e lui ha il volto cupo della sconfitta e il sorriso amaro di chi vorrebbe imprecare alla luna. Poi la giuria e il regolamento gli arrivano in soccorso: torna il buon umore. Scampato pericolo: il minuto è cancellato, restano i sette secondi persi nell’ingorgo finale del gruppo alla prima tappa. Valverde resta in maglia gialla, Thor Hushovd si porta a casa una tappa prestigiosa, Kim Kirchen perde ancora, ma perde bene, anche se perde: dopo il quarto posto nella prima tappa, il secondo di ieri. Mauricio Soler arriva in fondo, staccato, dolente e affranto come pochi: come è dura pedalare quando si hanno le ossa che fanno male e il morale che è più giù delle proprie ambizioni.
E ancora: quattro francesi (Sylvain Chavanel, Le Lay, Moreau e Voeckler) che fuggono, sognano e s’illudono, Cancellara che ci prova alla Cancellara, con una progressione micidiale su quell’ultimo chilometro tutto all’insù, non tanto ma quanto basta per lasciarci dieci anni di vita. E poi Pippo Pozzato, che quattro anni fa su questo traguardo aveva colto il suo primo successo alla Grande Boucle e lo riprende, ma poi non ha più la forza per andare avanti, per pigiare sui pedali. «Ci ho provato – dice il leader della Liquigas – ma dopo uno sforzo così, ripreso Fabian, non ho avuto la forza di rilanciare l’azione e tirare dritto. Mancavano ancora 500 metri: un’eternità. Ad ogni modo ci proverò a Nantes. Tappa per velocisti, io non sono un velocista puro, ma se ci scappa l’occasione io ci provo lo stesso», dice il vicentino che vive a Montecarlo.
I velocisti se la giocano, ma poi intralciano il traffico, faticano a tenere il ritmo e le ruote di quei passisti veloci molto più potenti. «Tappa molto più difficile di quello che si potrebbe immaginare - ha spiegato alla fine la maglia gialla Valverde -. Per me è stata comunque una giornata incredibile: tutta la gente che indicava la mia maglia, che faceva il mio nome, che mi applaudiva. Neanche fossimo in Spagna». Contento anche Thor Hushovd: «Ieri era stata più dura, non correvo dal campionato norvegese (che ha vinto, ndr) e mi sono sciolto solo nel finale. Il quinto posto mi aveva soddisfatto. Oggi (ieri per ci legge, ndr) molto meglio. Me ne sono stato tranquillo nel gruppo, mi sono mosso solo alla fine».
Soddisfatto anche Riccardo Riccò, sempre in maglia bianca, quella che spetta al miglior giovane della corsa. «Io sto bene – dice il modenese -: osservo, penso, imparo e qualcosa farò. Statene pur certi». Preso in parola.