Tour de force nel nome di Mahler

Comincia oggi la tournée dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, guidata da Antonio Pappano. Forse la più lunga, senz’altro la più prestigiosa della sua storia: Colonia, Dusseldorf, Francoforte, Friburgo e poi Lucerna, Vienna, Linz. A Pappano abbiamo chiesto con quale spirito l’orchestra si è preparata. «È una tournée molto importante; abbiamo da suonare tanto; molte le occasioni per metterci in mostra. Le tournée sono utilissime, ma pongono parecchi problemi: un’ora sola di prove in loco, in sale sempre diverse. Per questo, assai spesso non sono la vetrina migliore per le orchestre».
Nel corso di questa tournée, ed anche delle prossime - in giugno, a Barcellona, e poi in Giappone - toccherà luoghi legati alla sua formazione, ai suoi esordi in Europa. È emozionato?
«Sì, non lo nascondo. Sono città nelle quali solitamente non dirigo, se non in tournée. Ad alcune poi sono particolarmente legato. Al Liceu di Barcellona, su invito dal Maestro Gandolfi, vent'anni fa, il mio esordio europeo. A Francoforte ho passato alcuni anni, come maestro sostituto, in un teatro all’avanguardia in Europa. A Vienna, infine, la mia prima grande affermazione, nel ’92, dirigendo Siegfrid alla Staatsoper; dove conobbi Carlos Kleiber. Momenti indimenticabili».
Mahler, che ha eseguito nei giorni scorsi a Roma, costituisce una novità assoluta nel suo repertorio e sarà il bigliettino da visita dell’orchestra in Europa.
«Quasi una prima. Mahler, in tutta la mia carriera l’ho diretto solo tre volte. Le ricordo perfettamente. Ho diretto la Prima sinfonia, in Giappone. A metà degli anni Novanta, a Bruxelles, ho diretto la nona e i Das Lied von der Erde».
È assai strano, quando Mahler è fra gli autori più eseguiti. Non è interessato alla sua musica?
«Sono un grande estimatore di Mahler. Mi affascinano le sue opere legate al canto; ho eseguito i suoi Lieder, accompagnandoli al pianoforte. Se tanti direttori suonano regolarmente Mahler, non c’è ragione perché lo faccia anch’io. Scelgo sempre con cautela il mio repertorio; i brani devo appassionarmi. Prendiamo Shostakovic: ho diretto tante volte la Decima, e ho voglia di dirigere la Prima, la Quinta e l’Ottava; stesso discorso per Sibelius, dirigo spesso la Seconda e la Settima. Non capisco la mania delle esecuzioni integrali, dei cicli: tutto Shostakovic, tutto Sibelius, tutto Mahler. Vale anche per Bruckner, molto eseguito oggi. Sto aspettando il momento di fare Quarta, Settima e Ottava».
La scelta di Mahler ha qualche ragione nella tournée europea ?
«Non direttamente. Abbiamo scelto la Prima di Mahler per metterla insieme al Concerto per violino di Ligeti, nei concerti romani di questi giorni, e prima che la tournée fosse definita. Naturalmente nessuno ci chiede in tournée Ligeti; è repertorio di Boulez. Le confesso che mi sarebbe piaciuto portare in tournée anche Ligeti. L’orchestra ha fatto miracoli!».