Tour de France, Contador, il signore delle vette adesso fa il fenomeno anche in discesa

La Grande Boucle arriva in Italia e lo spagnolo dà spettacolo. Basso ancora in ritardo: si gioca tutto sul Galibier o è spacciato. Il vincitore del Giro ha due giorni per prendersi la maglia gialla. Discesa e cronometro non fanno per lui: a Ivan restono solo le montagne

Il Tour invade l’Italia, ma si respira una gran voglia d’essere norvegesi. Cunego e Basso, orgoglio nazionale, esprimono il meglio scavalcandosi vicendevolmente ai livelli del settimo posto, senza mai una vittoria di tappa. Non è cosa. Non è vita. Ci vuol altro, per gente come noi, abituata a ben altro. È per questo che vorresti sentirti almeno un po’ norvegese: il Paese delle renne, che può usare la bicicletta tre giorni all’anno e pure con le catene, ha al Tour due corridori e già conteggia quattro successi.

Due Hushovd, ora due anche per Boasson Hagen, che arriva da solo nella tappa dei savoiardi, nel centro di Pinerolo. Vincono in volata, vincono in fuga, vincono sui percorsi di montagna: e li chiamano pure velocisti.
Al limite, se proprio non vogliamo arrivare al norvegismo spinto, sarebbe bello ritrovarsi almeno un po’ spagnoli. Per Contad’or, certo: per chi se no. A chi non lo vede benissimo va ricordato che quest’uomo, dopo le fatiche del Giro stravinto, avrebbe già anche il Tour in tasca, se non fosse per quella dannata caduta costata tanto ritardo e soprattutto tanti dolori. Eppure, nonostante la sventura, Contad’or è vivo e lotta in mezzo a noi. Dopo essersi curato e fatto convalescenza sui Pirenei, sulle Alpi sta tornando il faro del gruppo. Nelle ultime due tappe, senza salitoni impossibili, sfrutta il terreno che passa il convento: due discese niente male, tutte di tecnica e di coraggio. Due attacchi puntuali e affilati.

L’altro giorno un buon vantaggio in tasca, a Pinerolo meno bene: i rivali lo raggiungono proprio sul traguardo («Arrivavo in mezzo al mio pubblico italiano del Giro, dovevo dare un segnale»). Carino, lui: non si presenta in casa d’amici a mani vuote. Peccato soltanto che la concorrenza sputi l’anima per rovinargli la festa in extremis. Comunque non tutti ne escono benissimo: paga la maglia gialla Voeckler, che trascorre un po’ del suo tempo su una veranda, imboccata con un lungo in una curva (sentiti ringraziamenti ai proprietari di casa che lasciano gentilmente il cancello aperto, altrimenti sai lo schianto), e purtroppo paga ancora Basso, che in discesa continua a scendere come uno stendibiancheria (in due giorni ci lascia 1’18”).

Sul nostro Ivan un discorso antipatico s’impone: se cominciamo a dire che in discesa ha difficoltà, che a cronomero ha difficoltà, come diavolo facciamo a pensare che possa vincere il Tour? Vogliamo dire che li stangherà brutalmente sulle grandi salite? Finora non è andata così: finora è andato bene, ma senza mai staccare gli avversari diretti. E allora siamo direttamente con tutti e due i piedi dentro al tema centrale e finale del Tour: oggi e domani pericoli di discese cornute non ce ne sono. Si arriva ai 2.645 metri del Galibier (cent’anni al Tour: complimenti vecchia roccia), e successivamente alla Scala del ciclismo, l’Alpe d’Huez (tappa sprint, 109 chilometri tutti in apnea).

Le chiacchiere stanno a zero: più oggi che domani, Basso deve inventarsi qualcosa, spendere tutto quanto gli resta, per dimostrare almeno d’essere il numero uno in montagna. Ce lo deve, questo regalo. A tutti noi, che malinconicamente ci ritroviamo a invidiare pure la Norvegia. Altrimenti il domandone di prima incomberà sul resto della carriera come un macigno: se hai problemi in discesa, sei hai problemi a cronometro, come fai a vincere il Tour? Via, non è nemmeno il caso di fare la valigia…

Basta guardarlo, com’è il vero tipo da Tour. Il proto-tipo da Tour si chiama Contad’or. Che poi magari lo perderà per colpa della fetentissima caduta, ma che anche mezzo azzoppato mette la faccia davanti su tutti i terreni. È grandissimo a cronometro, è grandissimo in salita, negli ultimi due giorni dimostra d’essere fenomenale pure in discesa. Manca solo che batta Cavendish in volata, poi non si sa più che difetti scoprirgli. Eppure, complice il destino strambo e sadico del ciclismo, anche questo supereroe rischia grosso. Il suo ritardo è ancora pesante.

Davanti a lui c’è il solito Andy Schleck, che però ridicolizzerà come al solito nella crono di sabato a Grenoble, ma soprattutto l’australiano Evans, che invece a cronometro vola. Se vuole tornare al suo posto, il primo, Contad’or deve di nuovo essere il signore delle cime, in questa due giorni di alpinismo estremo. Mi chiamassi Basso, proverei a pedinarlo. Chi va con lo zoppo non impara solo a zoppicare.