Tour in musica nelle chiese sulle note di antichi organi

Alla scoperta di strumenti rari e preziosi: molti risalgono all’Ottocento e alcuni conservano parti e meccaniche originali del Seicento

Massimo Piccaluga

Sacralità, bellezza, musica: in 13 chiese di Milano fanno bella mostra di sé altrettanti organi con forme e suoni in grado di rapire anche il visitatore più frettoloso. «La maggior parte di questi strumenti - dice Gianluca Capuano, che dal 1995 affianca all’organo il maestro Lorenzo Ghielmi nella basilica di San Simpliciano - è dell’Ottocento ma quasi tutti, grazie ai periodici restauri, conservano nelle loro meccaniche materiali appartenuti a strumenti molto più antichi».
A Milano sono due gli appuntamenti per i tanti appassionati: la rassegna «Cantantibus Organis» che si svolge in San Simpliciano, Sant’Alessandro e Santa Maria della Passione e la rassegna «Le voci della città» organizzata tra la basilica di San Giovanni in Prato e la Cappella Santi Giovanni di Dio e Vincenzo. «È già un buon risultato - prosegue Capuano - anche se gli organisti milanesi, considerato il successo che riscuote nel pubblico la musica sacra eseguita con questo strumento, stanno cercando di allargare la stagione anche ad altre chiese». E qui la buona volontà dei musicisti a volte non basta: «Molti parroci - svela Capuano - sono convinti che gli organi più preziosi non debbano suonare per evitare che si rovinino: un pregiudizio che porta a morte certa soprattutto gli strumenti più pregiati che invece hanno bisogno di essere usati più degli altri».
Ma ecco la mappa dei 13 «gioielli ad aria» di Milano. Nella chiesa parrocchiale di S. Angela Merici in via Cagliero 26 c’è un organo costruito nel 1880 da Vittorio Ermolli, un artigiano di Varese che per la sua costruzione usò pezzi di strumenti cinquecenteschi. Ha 21 canne in stagno divise in tre campate di sette canne ciascuna disposte a cuspide. Nella basilica dei Santi Apostoli e Nazaro, in piazza San Nazaro, campeggia sopra la porta di accesso alla Basilica Maggiore uno strumento costruito nel 1833 dall’organaro lodigiano Paolo Chiesa. Sempre di Chiesa è lo strumento in SS. Pietro e Paolo ai tre Ronchetti, in via Manduria 90. È racchiuso in una cassa seicentesca ed è stato restaurato con largo reimpiego di materiali della stessa epoca.
Ottocentesco è invece l’organo della Abbazia di Chiaravalle. L’artigiano Natale Morelli lo rifece nel 1853 lasciando nello strumento pezzi fonici che risalgono al XVII secolo. Sempre di Morelli è l’organo racchiuso in una elegante cassa lignea decorata che è visibile nella chiesa dei Santissimi Giovanni di Dio e Vincenzo, in corso di Porta Volta, 23. Ha 27 canne raccolte in un’unica campata a cuspide. Della bottega di Luigi Amati è invece l’organo di Santa Giustina in Affori: è datato 1810 e venne originariamente costruito per il Duomo di Pavia. Risale invece al 1897 quello della basilica di San Vincenzo in Prato costruito da Cesare e Giovanni Bernasconi, insigni organari di Varese.
Ed eccoci al Novecento. Anche nel secolo appena passato sono stati costruiti organi suggestivi. Nella Basilica di Santa Maria presso San Satiro, in via Speronari 3, c’è uno strumento a trasmissione integralmente pneumatica: è un raro Biroldi - Bernasconi - Carrera che venne restaurato nel 1929 nella fabbrica di Vincenzo Mascioni di Cuvio (Va). Sempre della fabbrica Mascioni è l’organo collocato sopra il portale d’ingresso della chiesa SS. MM. Nazaro e Celso in via Zumbini, 19 alla Barona: è datato 1904 e la sua cassa è in stile neogotico di abete laccato. Dei primi del ’900 è l’organo a tre campate costruito da Celestino Balbiani di Centallo (Cn) visibile in San Pio V e Santa Maria di Calvairate in via Lattanzio, 60. Dello stesso artigiano è inoltre lo strumento del tempio civico di San Sebastiano costruito nel 1928: importantissimo perché fu uno dei primi strumenti a trasmissione elettrica costruiti in Italia.
Invece San Simpliciano accoglie uno strumento costruito apposta per la musica di Bach. È nuovo (risale al 1991) e la sua esecuzione si deve al tedesco Jurgen Ahrend che è uno dei maggiori organari viventi. Per ottenere determinate sonorità da questo imponente strumento di 2040 canne, Ahrend si è ispirato all’organo suonato da Bach a Mulhausen.
Infine eccoci in Santa Maria Segreta in via Bazzoni, 2. Dietro l’altare campeggia un organo moderno (risale al 1986) ma unico: i suoi costruttori (la Pontificia fabbrica d’organi Tamburini, di Crema) hanno conferito a questo strumento di oltre tremila canne una fonica e una meccanica tali da poter rispondere alle esigenze interpretative dell’intera letteratura organistica.