Il tour strategico del «Magnifico» signore di Firenze

Un saggio di Marco Borsacchi sulla congiura dei Pazzi e sulla guerra che contrappose i Medici a Papa Sisto IV

In quella che solo quattro secoli dopo diventerà l’Italia, nella seconda metà del XV secolo ben cinque potenze si contendono l’egemonia, in un equilibrio instabile, contornate da una congerie di entità politiche minori. Sono la Repubblica di Venezia, Firenze ormai definitivamente sotto il controllo mediceo, il Ducato di Milano, il Regno aragonese di Napoli e lo Stato Pontificio.
In questo contesto la salita al «soglio di Pietro» da parte di Sisto IV, nel 1471, si dimostra un evento capace di compromettere il delicato assetto esistente, fondato sui buoni rapporti che i Medici sono riusciti a creare con la loro efficiente diplomazia. Dopo due anni di apparente concordia, Sisto IV inizia una politica di esplicito sostegno agli oppositori interni del governo fiorentino, in particolare alla potente famiglia dei Pazzi, banchieri come i Medici ma meglio disposti ad appoggiare la politica di espansione pontificia nelle Romagne.
Il contrasto, alacremente fomentato dal pontefice, fra i maggiorenti fiorentini sfocia, il 26 aprile 1478, nella «Congiura dei Pazzi». Durante la messa, nel Duomo di Firenze, alcuni sicari aggrediscono all’improvviso Giuliano e Lorenzo de Medici, uccidendo il primo e ferendo leggermente il secondo, che si salva fortunosamente e mantiene il ferreo controllo sulla città. La repressione e la vendetta si abbattono sui congiurati e sui loro veri o presunti sostenitori; nei giorni immediatamente successivi all’uccisione di Giuliano vengono eseguite in modo sommario decine di condanne a morte.
Sisto IV però non desiste dal proprio intento di cacciare Lorenzo de Medici da Firenze per installare al suo posto un governo amico. L’esercito che è stato predisposto in accordo con Ferrante d’Aragona, re di Napoli, per appoggiare i ribelli viene impegnato in una vera e propria guerra offensiva. Sul fronte opposto il governo fiorentino può, invece, contare sul sostegno, non troppo deciso, del Ducato di Milano e della Serenissima.
Nel suo Cacciate Lorenzo!, La Guerra dei Pazzi e l’Assedio di Colle Val d’Elsa (Protagon Editori, pagg. 202, euro 24) Marco Barsacchi racconta questa strana guerra nella quale, ancora una volta, le capacità militari fiorentine non brillano, come avrà a lamentare Machiavelli.
Lorenzo il Magnifico è un politico, un letterato, un banchiere, un diplomatico, non un soldato e neppure un governante capace di dirigere l’azione dei militari che assolda al proprio servizio.
Molto più esperti e determinati dei rissosi capitani di ventura che combattono per Firenze si dimostrano Alfonso di Calabria, alla testa dell’esercito napoletano, e Federico da Montefeltro, che invece comanda quello pontificio. I loro successi si susseguono e culminano, il 15 novembre 1479, nella caduta della munita e fedele piazza di Colle Val d’Elsa, alla quale i fiorentini non sono riusciti a portare soccorso nei due mesi di assedio.
La guerra sembra irrimediabilmente perduta per Lorenzo e dato che l’obbiettivo di Sisto IV è la sua cacciata da Firenze la sua carriera politica potrebbe essere giunta alla fine. Ma il «Magnifico» ha molte frecce al suo arco e si salva con uno spettacolare colpo a sorpresa. Riesce ad aprire un canale diplomatico con Ferrante d’Aragona e, il 6 dicembre 1479, parte da Talamone a bordo di una galera alla volta di Napoli per discutere di persona le condizioni della pace. Giocando tutto il proprio prestigio ed esponendosi fisicamente, Lorenzo si incunea abilmente nel sistema di alleanze creato contro di lui e lo ribalta fino a isolare Sisto IV, che si vede costretto ad accettare una pace che lascia al potere a Firenze il suo avversario dichiarato.
Marco Barsacchi racconta con chiarezza una storia complessa, che illumina un passaggio importante, ma oscuro, del Rinascimento italiano, forse con un eccessivo appiattimento sulle fonti.
Nella sua prefazione Franco Cardini avverte i lettori che essi si trovano davanti ad un lavoro del tutto originale, relativo ad un argomento così poco noto che gli anglosassoni traducono il nome del conflitto in «War of the Fools», ignorando il senso vero del termine Pazzi, la cui splendida cappella di famiglia fu edificata proprio per rispettare i termini del trattato di pace che imponeva il rispetto delle salme delle vittime della repressione medicea che aveva fatto seguito alla congiura.