TOURNIER Le «verdi» letture per l’infanzia

Un testo indispensabile? «Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson»

Sono passati più di dieci anni da quando l’ho incontrato, benevolo e sorridente come un vecchio fauno, sulla soglia della sua strana dimora di Choisel, che non è una maison, come lui la chiama con ironia, ma un antico presbiterio immerso tra l’oro cupo e il verde tenero della foresta di Fontainebleau. Ma sembra che, in realtà, l’abbia lasciato da poche ore. Perché Michel Tournier, che oggi ha ottantadue anni, possiede il rarissimo dono di non invecchiare. O meglio, come dice lui, di essere imperturbabile comme le temps.
Una constatazione che, con civetteria, attribuisce risalendo a ritroso il corso delle stagioni, a un’intuizione dei suoi genitori, entrambi eccellenti germanisti, che paragonarono il loro rampollo undicenne allo svelto tronco del frassino inalberato da Wotan nella Tetralogia wagneriana. «Anche se», ammette con pudore, «non ho molto di un Dio. E, tantomeno, di un sinistro abitatore delle selve come il Signore dell'Olimpo alemanno». «Forse perché», lo incalzo, «la sua vera vocazione è quella di un padre amoroso?». Tournier si schermisce, ma non smentisce. «Tutti sanno che ho sempre inseguito, tutta la vita, il paradiso perduto dell’infanzia. Sia nei miei libri che nella realtà. Tanto è vero che continuo ad invitare col consenso delle madri i bimbi del villaggio a vedere in mia compagnia i meravigliosi disegni animati di Walt Disney».
Adesso, però, ha alzato il tiro. Dato che non si limita a intrattenere con le favole in technicolor i suoi giovanissimi protetti...
«Le favole vanno bene fino a un certo punto. Poi deve subentrare l’educazione alla lettura, un ammaestramento di cui, ahimé, la scuola non s’incarica limitandosi a sparare nozioni dai suoi fucili spaziali: nozioni e basta, che sono i gadget più temibili del mondo. Per questo, pensando alla prossima generazione alla quale, data la mia età, sarà difficile che propini da vecchio mago chiuso nel suo eremo le sparse tessere della mia formazione, ho deciso di scrivere Les vertes lectures. Un libro cui pensavo da tempo, e che ora Flammarion ha pubblicato in questi giorni».
Quali sono i libri che ritiene indispensabili per un teenager? «Prima di tutti Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson attraverso la Svezia edito cent’anni fa dalla più grande scrittrice del Nord: Selma Lagerlof».
Cosa c’è di straordinario in quella appassionata ricognizione?
«Per cominciare, la trasformazione di un quattordicenne scatenato e irriverente in un nano. Quando Nils, che crede di essere il re del creato, si permette di maltrattare un coboldo, ossia uno gnomo che rappresenta la forza tellurica dell’abisso, ha inizio il suo viaggio d’apprendimento».
In che modo si esplica?
«Il piccolo eroe sbruffone e altezzoso, abbarbicato al collo delle oche selvatiche, scopre l’essenza profonda del mondo. La natura e la storia, gli uomini e i miti, gli animali e il loro segreto linguaggio grazie a questo viaggio nel tempo e oltre il tempo lo tramutano in una creatura degna di vivere nell’habitat che ci compete. Questo, per me, è il libro primo da consegnare a un giovanissimo: una sorta di Vangelo della tolleranza e dell’amore».
Mi ha convinto. E le letture successive?
«C’è solo l'imbarazzo della scelta, con tutto quello che è stato scritto! Io mi limito a consigliare ciò che ha fatto di me quello che sono. Non escludo Zanna bianca e Il richiamo della foresta, i grandi libri di Jack London, anche se a quelli preferisco di gran lunga l’opera completa di Jules Verne e i due libri di Alice di Lewis Carroll».
Non è perlomeno incongruo un accostamento simile? Tra Verne che, prima di immergere il lettore sulle onde del mare o al centro della terra, dà l’impressione di essere sceso nell’abisso e il reverendo Dogson che, nella storia di Alice, nascondeva a malapena le sue morbose attrazioni, non vedo... «Questo è un difetto dell’età adulta. Pensi invece, per un attimo, allo stupore di un adolescente che, in Ventimila leghe sotto i mari, trova un padre putativo del calibro del capitano Nemo col quale scende a visitare il cimitero degli eroi! E alla trepidazione di un bambino in età scolare quando segue riga per riga la circumnavigazione compiuta da Alice nel Paese delle Meraviglie... Si metta nei panni di chi non ha né la sua né la mia età e scoprirà che i due viaggi si equivalgono: con Verne il bambino scopre la geografia del reale mentre con Carroll esplora la geografia delle immagini e l’universo del sogno».
La sua guida alla rivelazione del fantastico cui si deve condurre passo per passo il bambino è affascinante, ma non risulterà confusa agli occhi dei nostri giovani amici?
«E perché mai? Da bambini, se si scopre la lettura, non si hanno remore né esitazioni. Non sarò io a proibire a dei lettori in erba di deliziarsi coi Libri della giungla di Kipling o coi fumetti di Hergé. Chi ha creato un personaggio come Tintin, il reporter giramondo che, fin dal 1929, esplorava l’Unione Sovietica mettendone in luce le incredibili disparità, è un genio che non va trascurato. O l’educazione dev'essere pura utopia?»
Come giustifica, in quest’ottica, la Contessa di Ségur?
«Madame Rostopcina, colei che poi divenne “la contessa”, era una personalità complessa. Sappiamo tutti che, nelle Disgrazie di Sofia, si compiaceva di raccontare se stessa facendo ai suoi nipotini l’elogio della propria infanzia egocentrica e ribelle. Ma poi, nelle Bambine modello, ha cambiato tattica. Tanto che la sua opera, alla luce di questa conversione, diventa un autentico libro educativo. Di cui certe madri dovrebbero tener conto».
Mi han detto che Les vertes lectures ha già suscitato un certo malcontento tra i genitori che mettono ancora in mano ai loro rampolli i Piccoli uomini e le Piccole donne di Louisa May Alcott...
«Quelli sì sono i libri diseducativi per eccellenza! Dove si celebra sotto mentite spoglie il più spregevole degli impulsi autodistruttivi: la guerra! Magnificando addirittura lo spartiacque, nello stesso Paese, tra cittadini di serie A e uomini di fatica di serie B. Non è d’accordo?».
Sono d’accordo. Anche se purtroppo non credo, con tutto il rispetto, che bastino solo Les vertes lectures a far cambiare opinione ai più. Non trova?
Tournier allarga le braccia. E conclude filosoficamente: «In attesa di un cambiamento risolutivo, adesso accompagno un gruppo di undicenni di Fontainebleau a giocare al flipper».