Tpl, un cartello strozza-concorrenza

Ventidue mesi d’inchiesta, una montagna di documenti esaminati, una maxi-audizione per chiudere l’istruttoria che fa piovere su 18 società di trasporto pubblico un’accusa pesante: aver costituito un cartello per controllare il mercato italiano del tpl escludendo i concorrenti considerati «fuori dal sistema». Il procedimento dell’Antitrust che mette alla sbarra ex municipalizzate di tutt’Italia, imprese private di trasporto e associazioni temporanee di imprese parte da Roma nel novembre del 2005. A sentire puzza di bruciato nella gara d’appalto del Campidoglio per l’assegnazione dei servizi aggiuntivi di trasporto pubblico nella capitale è stato Fabio Petroni. Già nel 2001, da presidente di Trambus, restò perplesso quando ad aggiudicarsi il primo bando fu una «ati» composta dall’Apm di Perugia, dalla Sita e dall’abruzzese Arpa. Tanto che Petroni e Trambus ricorrono al Tar, ma poco dopo il presidente viene «allontanato» bruscamente dal vertice societario: è lo stesso Veltroni a rimuoverlo dall’incarico. Poco dopo, il ricorso viene ritirato. Ma quando la stessa associazione temporanea di imprese, nel 2005, si aggiudica l’altro bando del Campidoglio (190 milioni di euro di valore), Petroni, nel frattempo divenuto Ad della società britannica Terravision, non ha intenzione di tirarsi indietro: non può partecipare con la sua società alla gara a causa di requisiti che sembrano «tagliati addosso» all’ati vincitrice, e così gira la questione all’Antitrust. Che avvia il procedimento e trova il tema interessante. Tanto che, come si legge nelle risultanze, l’Authority, a giugno scorso, ipotizza che l’accordo alla base dell’ati vincitrice «appariva costituire un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata al mantenimento delle posizioni acquisite, attraverso un’artificiosa limitazione del confronto competitivo con i principali concorrenti nazionali e stranieri». Appena gli ispettori cominciano a sequestrare materiale, il quadro si allarga. E l’autorità, «riscontrando che l’intesa contestata faceva parte di un più ampio coordinamento tra imprese operanti nel settore del trasporto pubblico locale», a settembre 2006 estende il provvedimento ad altre imprese, tra le quali molte ex municipalizzate di tutta Italia. Salta fuori anche un interessante accordo segreto firmato tra agosto e ottobre 2001 tra Trambus, la bolognese Atc e la fiorentina Ataf, «volto a concertare, in regime di reciproca esclusiva - scrive l’Antitrust - la partecipazione alle gare per l’aggiudicazione di servizi di tpl sul territorio nazionale».
Alla fine le accuse riempiono più di ottanta pagine. E mercoledì, con l’audizione finale, si è concluso il lavoro istruttorio dell’Antitrust. Non resta che attendere la decisione sulle sanzioni, che potrebbero essere salatissime: fino al 10 per cento del fatturato. Oltre al rischio, per le imprese «sotto accusa», che gli atti vengano trasmessi in procura per approfondire eventuali fattispecie di rilevanza penale. Tra i più duri, nell’audizione finale, proprio Fabio Petroni, che ha innescato il lavoro dell’Antitrust. La sua relazione è stata acquisita dal presidente dell’Authority, Catricalà. Petroni ha parlato di «realtà inquietante sotto il profilo della spartizione di pubbliche risorse», ha definito «singolari» i meccanismi di valutazione dei bandi del Campidoglio del 2001. E ha ricordato come siano stati gli assessori Causi e Di Carlo a «spingere» perché Trambus, quell’anno, ritirasse il suo ricorso al Tar per motivi di «immagine» del Campidoglio.