Tps allunga le mani su Bot e riserve d’oro

Il ministro dell’Economia punta a 18 miliardi di tagli alle spese per soddisfare le richieste di tutti i dicasteri

da Roma

In una conversazione con La Stampa, Tommaso Padoa-Schioppa annuncia due cose. La prima: la prossima legge finanziaria conterrà l’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie. La seconda: «governo e Parlamento hanno pieno titolo» ad utilizzare le riserve eccedenti d’oro della Banca d’Italia.
Tasse. Il ministro dell’Economia rileva che la prossima legge finanziaria non conterrà «nuove tasse». Eccezion fatta per l’utilizzo della delega, da parte del governo, di introdurre l’aliquota unica sulle rendite finanziarie. L’ipotesi, contenuta nel programma dell’Unione, prevede di portare al 20% l’imposta su ogni tipo di guadagno finanziario (oggi sui titoli pubblici l’aliquota è al 12,5%, quella sui depositi bancari al 27%). Il gettito di una simile operazione è stato sempre stimato nell’ordine dei 2-3 miliardi. Il Dpef prevede che per soddisfare le richieste di spesa avanzate dai diversi dicasteri sarebbero necessari 21 miliardi di euro. Padoa-Schioppa annuncia che ogni nuova spesa dovrà essere finanziata da tagli di altre spese. A questo punto, la manovra del prossimo anno conterrà 18 miliardi di risparmi.
E sull’argomento fiscale interviene anche Gianfranco Fini. «La questione fiscale - osserva il presidente di An - non è solo un problema dei ceti produttivi, ma di tutti gli italiani». Serve più giustizia - spiega - in quanto non può andare al fisco il 50% del proprio reddito.
Oro di Bankitalia. Nella conversazione con La Stampa, il ministro ricorda di «aver fatto il banchiere centrale per 37 anni», e di aver «contribuito come pochi altri» a definire e realizzare lo statuto di indipendenze delle banche centrali. Premesse d’obbligo, perché il ministro è del parere che «governo e Parlamento hanno pieno titolo ad occuparsi» delle riserve auree eccedenti della Banca d’Italia; magari da utilizzare - come sottolinea - per ridurre lo stock di debito pubblico. Così come scritto nella risoluzione con cui la Camera ha approvato il Dpef.
Padoa-Schioppa dice di non conoscere a quanto ammontino le riserve d’oro «eccedenti» (la quota dirottata alla Banca centrale europea) di via Nazionale. In realtà, ammonterebbero a circa 30 miliardi di euro: 2 punti di pil. Che, nella sua ipotesi, potrebbero ridurre il debito pubblico. E per motivare la sua posizione, il ministro dice anche che altri paesi hanno fatto operazioni di questo tipo. Gli altri paesi che hanno utilizzato le riserve auree della propria banca centrale lo hanno fatto per finanziare nuove spese e non per ridurre il livello del debito; anche perché nessuno in Europa ha un rapporto debito-pil alto come l’Italia.
In più, per quanto potrà apparire singolare, le riserve della Banca d’Italia non sono patrimonio nazionale. Ma della Banca d’Italia. E la Banca d’Italia non è di proprietà dello Stato, ma delle fondazioni bancarie e di altri soggetti privati. Per utilizzare le riserve, lo Stato dovrebbe rifondere questi soggetti della diminuzione patrimoniale conseguente all’utilizzo di asset (l’oro appunto) usato ai fini di bilancio.
Per non parlare del fatto che la Bce ha già detto di essere contraria a soluzioni di questo tipo. Da qui la battuta di Paolo Bonaiuti: «Padoa-Schioppa ha avuto un colpo di sole». Per Fabrizio Cicchitto è «soltanto patetico».