Tps, un ministro senza più ricette

A Tps scivola tutto addosso come il sapone: pensioni, incentivi per le famiglie, studi di settore, aiuti per i giovani, proteste dei commercianti, rivolta fiscale. Del grande economista, preciso, puntuale, autorevole - di cui tanto si era parlato quando fu nominato - non ce n'è neppure l'ombra. Lui in realtà incarna il famoso detto romano, non nel senso di Prodi, «tiriamo a campare e facciamo finta di nulla». Dopo la serie clamorosa di incidenti sui casi Petroni e Speciale ne abbiamo avuto l'ennesima prova tangibile qualche notte fa alla Camera in commissione Bilancio. Tps ha raccolto critiche feroci soprattutto dalla sua maggioranza senza mai neppure replicare. Mai una risposta, un muro di gomma davanti a una attonita Commissione. Ho incalzato il ministro sui dati della spesa pubblica anche perché sotto questo governo si sono raggiunti livelli mai toccati in precedenza. Il miglioramento dei saldi che è stato conseguito, è dipeso interamente dal massiccio ricorso alla leva fiscale che sta scatenando una sacrosanta rivolta soprattutto nel Nord.
Il governo ha poco da compiacersi dei risultati ottenuti, visto che è riuscito a realizzare contestualmente un duplice risultato negativo: non ha adottato alcun serio intervento per il contenimento della spesa e ha anche aumentato la tassazione. Sul versante della spesa, il ministro Padoa-Schioppa ha dovuto precipitosamente rinunciare alle ambiziose velleità che avevano caratterizzato il Dpef nel quale erano stati individuati quattro settori di intervento sui quali concentrare prioritariamente l'impegno per il contenimento della spesa: pensioni, sanità, amministrazioni pubbliche, finanza degli enti decentrati. Il dato reale di fronte al quale ci troviamo è che questo governo, per le intrinseche debolezze e le disomogeneità che caratterizzano la maggioranza che lo sostiene, non è strutturalmente in grado di condurre una effettiva azione di contenimento della spesa pubblica.
Nel momento in cui più si parla tanto di moralizzazione, Tps si è limitato a istituire una inutile e costosa commissione tecnica per la finanza pubblica, un organismo pletorico formato da docenti universitari che non hanno una reale e concreta conoscenza delle regole e dei contenuti del bilancio. E visto che non lo fa nelle sedi istituzionali chiedo nuovamente al ministro Padoa-Schioppa di rispondere, se è in grado di farlo, ad alcune domande. 1) È vero o no che la spesa è ulteriormente cresciuta? 2) Ritiene davvero, con la piega assunta nei rapporti all’interno della maggioranza, di ottenere qualche risultato sulle pensioni? 3) Pensa di poter dare un effettivo contributo al miglioramento del bilancio solo attraverso la riclassificazione formale che ci ha prospettato?
E come se non bastasse, a proposito di inganni, c'è anche la questione del famoso «tesoretto» che tutti si stanno litigando. La legge parla invece chiaro, senza un decreto di modifica, l'eventuale maggior reddito deve essere destinato interamente alla riduzione del debito. E il professore-ministro dovrebbe saperlo, almeno che non pensi di gettare nel caos questa sessione di bilancio, così come ha già «brillantemente» fatto con la Guardia di finanza.