Tps al Senato cita Eschilo ma l’Istat boccia i suoi dati

Per Padoa-Schioppa la manovra è un "cambio di rotta". Però i conti pubblici sono peggiorati

Roma - Dopo Platone ed Eraclito, Tommaso Padoa-Schioppa ricorre a Eschilo per presentare un documento di finanza pubblica in Parlamento. Nella fattispecie, la legge finanziaria. «Apriremo nell’assemblea una discussione - dice il ministro dell’Economia, citando Eschilo - e insieme vedremo di rendere duraturo il bene che abbiamo raggiunto». E il «bene raggiunto» - secondo il ministro - è una manovra che «guarda al futuro». E per la cui approvazione conta sul «concorso leale e trasparente della maggioranza e dell’opposizione». Da qui, la sua previsione che sia possibile «evitare il ricorso alla fiducia».

«Vola alto» Padoa-Schioppa al Senato. «Se un anno fa mi avessero vaticinato una manovra di bilancio come quella che propongo al Parlamento, non so se lo avrei creduto possibile». Ci pensa l’Istat, però, a riportarlo sulla terra.
Nei primi sei mesi dell’anno - rileva l’Istituto centrale di statistica - il deficit è stato pari all’1,9% del pil. Un risultato positivo, raggiunto soprattutto grazie al buon andamento delle entrate fiscali. Il dato, però, rischia di diventare un boomerang per il governo. Soprattutto in vista della missione della Commissione europea in Italia, prevista nei prossimi giorni. Da giugno in avanti, infatti, il governo ha varato due distinti decreti legge. Il primo in luglio sul «tesoretto», il secondo con la finanziaria. I due provvedimenti - finanziati con l’extragettito - hanno utilizzato più di 15 miliardi di euro (7,5 il primo, 8 il secondo) sottoforma di maggiori spese. Secondo il Patto di stabilità europea, il maggior gettito non deve essere utilizzato per finanziare nuova spesa, ma per ridurre il deficit. Quindi, il dato dell’Istat dimostra come i livelli di indebitamento sarebbero nettamente migliori di quelli poi peggiorati dal governo (il deficit di quest’anno viene portato al 2,4%).

Nonostante l’azione del governo vada in direzione contraria alla riduzione del debito, nell’aula di Palazzo Madama Padoa Schioppa calca la mano sul «gigantesco» debito italiano, che pesa per 1.200 euro l’anno «in testa a ogni italiano», e sull’evasione fiscale che ci allontana dalla media Ue per 75-90 miliardi ogni anno.
Secondo il ministro, a proposito dell’evasione fiscale, cresce la consapevolezza che il governo ha impresso «un cambio di rotta davvero forte». Anche se - riconosce - «molto faticosamente, perché gli spacciatori di sogni e la cronaca effimera del rumore quotidiano offuscano la vista e ottundono l’udito». Per questo, il ministro osserva «atteggiamenti di costume ardui da vincere: il vivi e lascia vivere non è rispetto del prossimo - osserva - ma una sconsolata rinuncia che corrode il tessuto sociale». «I care» è il motto che il ministro propone. Lo stesso slogan utilizzato da Walter Veltroni per il congresso dei Ds del 2000.
Per Baldassarri (An), l’illustrazione di Padoa-Schioppa è «sconcertante e desolante». Storace (La Destra): doppio cognome, unica bugia. Mentre per Schifani (Fi), il ministro conferma che non ridurrà le tasse.