Traballa il trono del principe Carlo: sono illegali le nozze con Camilla

Erica Orsini

da Londra

Il loro era stato il matrimonio dell’anno, peccato che potrebbe non avere alcuna validità legale. A mettere in serio dubbio la legittimità dell’unione civile tra Carlo d’Inghilterra e Camilla Parker Bowles è l’autorevole quotidiano The Times. Ieri, in un servizio in esclusiva, il giornale è ritornato a bomba su una questione che aveva già fatto molto discutere proprio nei mesi immediatamente successivi all’annuncio del nuovo matrimonio da parte del primogenito di Elisabetta, celebrato in seguito nel piccolo municipio di Windsor il 9 aprile dello scorso anno. Le nozze sarebbero infatti in netto contrasto con delle direttive emanate nel 1996 dal governo conservatore di John Major.
Anticamente i membri della famiglia reale non potevano sposarsi civilmente e sembra che anche la legge del 1836 che introdusse queste unioni in Gran Bretagna e la successiva, datata 1949, contemplassero quest’ipotesi. Nel 2005, però, a venire in aiuto del principe era stato proprio il governo laburista nella persona di lord Falconer di Thornton, il lord Cancelliere. Con una sentenza formale che affermava la legittimità del matrimonio civile anche per i membri della famiglia reale, Falconer aveva di fatto aperto le porte all’unione tra Carlo e l’attuale duchessa di Cornovaglia. Secondo quanto riportato ieri dal Times però, il cancelliere, amico di famiglia del principe di Galles fin dai tempi del college e nominato lord Cancelliere proprio da quest’ultimo, nella propria interpretazione a favore avrebbe omesso di sottolineare che in materia esisteva già un altro autorevole giudizio, ma di natura completamente opposta. Quello dell’ex primo ministro John Major, che i giornalisti del Times sono riusciti a vedere.
«Il documento non è datato - ha spiegato il quotidiano - ma si riferisce al divorzio di Carlo e si capisce anche che nel momento in cui venne scritto la principessa Diana era ancora viva. Si presume quindi possa essere stato redatto nel 1996». La posizione governativa di allora era chiarissima. Secondo i costituzionalisti di Major, il principe non avrebbe potuto risposarsi civilmente semplicemente perché le leggi non lo consentivano. Un dettaglio di non poco conto, la cui omissione apre un nuovo capitolo legale. Prima di tutto infatti bisognerà stabilire se la «dimenticanza» del Lord cancelliere sia stata volontaria o meno e visto lo stretto rapporto di amicizia che intercorre tra Falconer e il primogenito di Elisabetta i dubbi sulla seconda ipotesi appaiono del tutto ragionevoli. Secondo, rimane da capire quale valore abbia l’interpretazione data da Major e che influenza possa avere sulla validità delle nozze del 9 aprile.
«Questa storia potrebbe rivelarsi il grimaldello che spalanca le porte alla diretta successione al trono di William - ha dichiarato ieri Charles Mosley, direttore della prestigiosa rivista Debrett's, esperto in etichetta reale -. Dobbiamo sapere se il nostro futuro re è legalmente sposato o no. Perché se non lo è, allora sta vivendo in una sorta di concubinato...».
Insomma, comunque sia, sembra che lord Falconer debba a tutti delle risposte e sicuramente anche una soluzione. Se infatti per Clarence House il matrimonio «è valido e legale, perché l’assicurazione principale in materia è arrivata proprio dal governo», il dipartimento degli Affari Costituzionali non può più cavarsela affermando che «le disposizioni precedenti erano diverse, ma troppo caute per i tempi attuali e non potevano più essere avallate». Adesso bisognerà decidere una volta per tutte se per legittimare il coronamento della lunga storia d’amore tra Carlo e Camilla serviva una nuova legislazione oppure no. E se era necessaria, ora sarà possibile rimediare o Carlo ha già perso per sempre quel trono tanto a lungo atteso?