Le tracce in bianco e nero di Bruno Querci

A Milano, alla galleria Invernizzi, la mostra personale di un talento della pittura

La galleria A arte Studio Invernizzi inaugura in questi giorni una mostra personale di Bruno Querci - pensata in stretto rapporto con lo spazio espositivo - in cui saranno presentate 17 opere appartenenti al nuovo ciclo «Infinitotraccia».
«Le superfici dipinte in bianco e nero di Bruno Querci» - scrive Bruno Corà - «si offrono in tutta la loro radicalità ed essenzialità allo sguardo dell'osservatore. E basterebbe la loro evidente ricerca di equilibrio spaziale, il loro drammatico nitore volto alla conquista di una dimensione che non è solo interna ai dipinti ma che altresì magnetizza le bianche pareti degli ambienti che li accolgono e l'intera volumetria in cui è circondato il visitatore stesso, a farne - di per sé - un episodio qualificato di esperienza percettiva».
Ma Querci e il suo lavoro esigono una più attenta e prolungata osservazione, poiché solo attraverso un tempo che definirei di estesa-interrelazione-attiva con quei dipinti, si può giungere ad altre quote pur latenti in quella pittura, dove impensabili vacuità, sporgenze e convessità attendono chi le colga e ricavi dalla dinamica dei contrasti. Ciò è possibile e avviene poiché Querci, nell'elaborazione dell'antinomia visualizzata del bianco-nero sulla tela, in verità insegue sempre l'obiettivo di giungere a un'immagine autoapparente e non a un puro esercizio acromatico. E lì si avventura tenacemente, come aveva fatto Lo Savio, nelle stesse latitudini polari estreme dello Spazio-Luce 'per domare' - come afferma Querci - 'il nuovo infinito che vuole essere espresso'. Pittura sempre sul confine quella di Querci, mai interessata a oltrepassarlo per l'univocità di una sola figura, piuttosto pronta invece all'essenza di tutte quelle possibili. Così, nel panorama delle ricerche sulle molteplici prassi della pittura non mimeticamente rappresentativa, Querci occupa un posto originale insieme a pochi altri artisti contemporanei italiani.
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio introduttivo di Bruno Corà, una intervista di Chiara Mari all'artista, una poesia di Carlo Invernizzi, la riproduzione delle opere esposte in galleria e un apparato bio-bibliografico.
Bruno Querci è nato a Prato nel 1956 dove vive e lavora. Si afferma nei primi anni Ottanta come protagonista di un'originale ricerca pittorica in contrapposizione alle correnti forme espressive del tempo. Querci ha fatto parte del gruppo Astrazione Povera - movimento teorizzato dal critico Filiberto Menna - e nel 1986 è stato invitato a partecipare alla mostra Il meno è il più, per una astrazione povera presso La Salerniana, Convento di San Carlo a Erice. Tra le sue prime esposizioni personali si ricorda Situazioni alla Galleria Vivita a Firenze nel 1984 e Progetti Minimi alla Galleria Jartrakor a Roma, nel 1987. Nel 1988 Querci è invitato a partecipare alla Internationale Triennale der Zeichnung presso la Kunsthalle a Norimberga e nel 1990 alla mostra Astratta, secessioni astratte in Italia dal dopoguerra al 1990. Nel 1996 firma con i pittori Gianni Asdrubali, Nelio Sonego e il poeta Carlo Invernizzi il manifesto Tromboloide e disquarciata. Natura Naturans partecipando, nel 1997, alla medesima mostra presso il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia, alla Galleria Nothburga di Innsbruck al Museum Rabalderhaus di Schwaz e nel 1999 presso i Musei Civici di Villa Manzoni a Lecco. Nello stesso anno viene organizzata anche la mostra itinerante Bruno Querci. Naturaenergialuce presso il Palazzo Municipale di Vignate, il Palazzo Pretorio di Certaldo e Palazzo Racani Arroni di Spoleto. Sempre nel 1997 in occasione del ciclo Irradiazioni a cura del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci e dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Prato, l'Associazione Culturale Grafio di Prato presenta una sua grande mostra personale dal titolo Apparizioni. Nel 2001 viene invitato alla mostra Abitanti. Arte in relazione a Palazzo Fabroni a Pistoia dove nel 2004 partecipa anche alla mostra Sonde. Dieci anni con gli artisti di Palazzo Fabroni.