Tracce di Bin Laden trovate in Lombardia

Un tunisino, attivo tra Milano e Gallarate, avrebbe ricevuto messaggi di Osama

Stefano Zurlo

da Milano

Da oltre un anno non compare in video. E non si sa nemmeno se sia vivo. Però una traccia dell’inafferrabile Osama Bin Laden arriverebbe addirittura da Milano. Qui, nel corso di una delle più documentate inchieste sul terrorismo, furono sequestrati nel 2001, qualche mese prima degli attentati dell’11 settembre, alcuni biglietti contenenti messaggi in codice. Ora gli investigatori, che li hanno letti e riletti, sono giunti a una conclusione clamorosa: la mano che li ha scritti è quella di Bin Laden.
Una notizia, anticipata da Panorama oggi in edicola, che pare fiction ma potrebbe esere realtà. Anche se, si sa, in questo campo le certezze sono relative. In ogni caso, è vero che fra il 1999 e il 2001 la Digos e la Procura di Milano smantellarono la rete creata dal Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento, inserita dagli Usa nella lista nera delle 27 organizzazioni federate al network di Al Qaida. La cellula lombarda era guidata dal tunisino Essid Sami Ben Khemais, che operava a Gallarate con la copertura di una società. Fra arresti e perquisizioni, saltarono fuori anche i foglietti, scritti proprio in quei mesi del 2001, un periodo cruciale per la preparazione delle stragi alle Torri di New York.
I testi? «Nel nome di Dio misericordioso, dopo l’ignobile scoperta della spia algerina in Bretagna, abbiamo deciso di formare una cellula per eliminarla con altre tre spie scoperte recentemente». Ancora: «Nel nome di Dio misericordioso vi informo che il comandante vi farà visita il giorno 16 marzo 2001 nella città di Torino arrivando da Milano. Dio è il più grande, Dio è il più grande. Il vostro servo Bin Laden».
Dunque, spunterebbe anche la firma del capo supremo di Al Qaida. Ma il nome era sfuggito perché le comunicazioni sono in codice: a ogni lettera dell’alfabeto arabo corrisponde un numero. A ogni numero vengono poi associati uno, due o tre punti in modo che la stessa cifra possa avere più significati.
I foglietti furono ritenuti marginali dai magistrati milanesi che, del resto, hanno sotenuto e vinto i processi sulla base di ben altri elementi. Ora però i biglietti sarebbero stati decifrati grazie ai sotfware impiegati nel controspionaggio militare. E dalla sua misteriosa “caverna” ecco gli ordini di Bin Laden. Recapitati a Milano.