«Le tracce non sono databili ma troppi indizi accusano Stasi»

Tre mesi dopo ed ecco pronti i risultati della perizia del Ris, un altro tassello che sembra incastrarsi nell’impianto accusatorio della procura di Vigevano. Gli esperti sembrano sempre più convinti: il giorno del delitto, o nelle ore immediatamente precedenti nessuno oltre ad Alberto Stasi sarebbe entrato in quell’appartamento. Ma è possibile stabilire la temporalità del passaggio di qualcuno grazie alle tracce, biologiche o digitali che siano?
Marzio Capra, perito nominato dalla famiglia della vittima, nonché genetista all’Istituto di medicina legale dell’Università di Milano, ci spiega la valenza di questo genere di esami.
«Il Dna rilevato da una traccia ematica, piuttosto che di sudore o di saliva, non è databile. Ovvero non si può sapere con certezza a quando risalga. È altresì vero che alcune variabili possono fornire qualche indicazione. Per esempio il sangue, più o meno rappreso, più o meno secco fornisce indicazioni temporali. Poi c’è il livello di alterazioni che il campione analizzato presenta. Per esempio, da una residuo ematico vecchio di uno o due anni, si riesce a estrarre meno materiale utile alla ricostruzione del Dna o ad altre indagini».
Dunque un po’ poco per dire che quel giorno Stasi, e solo lui, sia stato sul luogo dell’omicidio.
«Le analisi del Ris, soprattutto in questo contesto, servono innanzitutto a dire cosa non è successo. E soprattutto vanno lette alla luce di altri indizi».
Per esempio?
«Be’, l’impronta sul dispenser del sapone in bagno. È stata rilevata, a quanto ne so io, solo quella del fidanzato della vittima. Lui se n’era andato la sera prima dell’omicidio. Strano che Chiara non abbia più usato il sapone fino all’indomani, quando è stata massacrata. Anche il killer si è lavato dopo l’omicidio. Si sarebbe dovuta trovare qualche traccia estranea lasciata dal suo passaggio».
È certo che l’assassino sia entrato in quel bagno?
«Sul tappetino della toilette c’erano segni di gocciolamento di sangue, sangue di Chiara che naturalmente, dopo essere stata colpita a morte, lì non è entrata. Dunque quei segni può averli lasciati solo l’omicida».
C’è qualcos’altro?
«Un particolare già noto. Ma fondamentale: se Stasi fosse entrato in casa dopo il delitto, avrebbe dovuto almeno un poco, e parlo di tracce anche infinitesimali, sporcarsi le scarpe di sangue. Sulla suola di quelle che indossava quel giorno l’unico segno trovato è quello del suo Dna. Le ha sfilate con le mani sudate».