Le tracce di Yara che portano lontano da casa

I cani hanno fiutato la pista: la 13enne sarebbe uscita da una porta
secondaria della palestra per allontanarsi in direzione opposta a
quella dell’abitazione, verso Mapello. Proprio l’ultimo posto dove è
stato "agganciato" il suo cellulare. La mamma: «Temo il peggio»

Brembate di Sopra - «Non abbiamo nemici, non sappiamo cosa possa essere successo. Ma adesso temiamo il peggio. Solo, rivoglio mia figlia». Sta tutto qua, nelle poche, disperate, parole di una mamma che attende notizie stendendo la biancheria, quest'ennesimo italico giallo.

Brembate di Sopra, provincia di Bergamo e Avetrana, Puglia. Come sembrano vicine all'improvviso. Tre mesi dopo, mille chilometri dopo. Lo stesso incubo che si materializza. Cambiano le facce, i personaggi, le circostanze. Ma c'è un'altra bambina che stava diventando donna che non si trova. Yara Gambirasio, 13 anni, promessa della ginnastica ritmica, da venerdì sera sembra evaporata. Svanita nel nulla, sparita in un paese dove tutti si conoscono, magari solo un saluto, ma dove ti aspetti tutto tranne che il male.

Con oggi fanno quattro giorni e di Yara, questa ragazzina con lo chignon che studia dalle Orsoline e ama volteggiare, non c'è traccia. L'angoscia cresce. Ieri all'alba le ricerche sono ripartite. Carabinieri, vigili del fuoco, uomini della Protezione civile elicotteri. E i cani, quelli speciali, addestrati a ritrovare le persone. Attorno alle 12.30 i militari hanno bloccato tutti gli accessi alla palestra frequentata da Yara, in via Bruno Locatelli, e anche le vie laterali. Prima una perquisizione all'interno, poi tutti fuori. Ma il fiuto non ha portato al villino rosso di via Rampinelli dove abitano Papa Fulvio e mamma Maura, lì dove c'è la sua casa. I segugi hanno trovato una traccia che parte da una porta secondaria della palestra e imbocca la strada che porta a Mapello, un paese distante due chilometri. Qui le tracce si sono perse. Ma c’è una coincidenza significativa: nello stesso paese sarebbe stato «agganciato» per l’ultima volta da un ripetitore il suo telefonino, che adesso è inesorabilmente spento dalle 18.50 di venerdì.

Non si trascura nessuna possibilità. Carabinieri e sommozzatori hanno continuato a setacciare vecchi casolari, le rive del fiume Brembo e del vicino torrente Lesina, oltre a tutti i luoghi in cui si pensa la ragazzina possa essere stata trascinata, mentre i vigili del fuoco si sono calati ancora una volta in un pozzo abbandonato.
Sequestro di persona, ma non a scopo di estorsione l'ipotesi sulla quale indaga la magistratura di Bergamo. Ecco perché l'inchiesta non è passata alla Dda di Brescia. Nessuna ombra nella sua vita da adolescente che lasci ipotizzare una fuga volontaria, e la famiglia in caso contrario non potrebbe certo pagare un riscatto. Gli investigatori hanno ascoltato nelle scorse ore familiari, amici e conoscenti della 13enne - in tutto un centinaio di persone - ma al momento non sono emersi elementi in grado di indirizzare le ricerche in una direzione ben precisa.