Traccia 1: analisi del testo

Analisi del testo: Dante Alighieri, canto XI, versi 43-63 e 73-87. "Nel cielo del Sole" Dante incontra San Tommaso d'Aquino, che gli narra la vita di San Francesco e ne esalta l'opera

Ci si augura che un insegnante scrupoloso abbia potuto leggere e commentare, col canto XI, il suo gemello, il XII, in ragione di una simmetria fra le più lampanti e significative dell'intero poema.

In tal caso lo studente saprebbe che, nell'invenzione dantesca, San Francesco e San Domenico sono i due "prìncipi" prescelti da Dio per ricondurre sulla via maestra una Chiesa frastornata e corrotta.

Ma nell'età di Dante il cammino dei due ordini, francescano e domenicano, conosce incertezze scissioni deviazioni, e il poeta non ne tace affidando a due insigni testimoni, il domenicano Tommaso d'Aquino e il francescano Bonaventura da Bagnoregio, il (cortese) còmpito di glorificare il fondatore dell'altro ordine e di stigmatizzare gli errori del proprio.

Simmetria dunque e specularità fra le storie di Francesco, al quale è affidato un ruolo decisivo di apostolo colmodi ardore di carità,edi Domenico, chiamato a esercitare la sua sapienza anche con la spietatezza del persecutore delle eresie.

Come per introdurre Domenico nel XII, un'ariosa descrizione del paesaggio natale di Francesco ne avvia l'elogio: il realismo include valori simbolici, Francesco è "sole" del mondo; e se Domenico dovrà trovare il coraggio di difendere a ogni costo l'ortodossia cristiana, non meno ne occorre a Francesco per sacrificare ognibenedella terra al suo indefettibile, crescente amore per la Povertà (personificata così comela rappresenteranno i pittori).

Sebbene "amante" di "Povertà" e capace in nome di Lei di una clamorosa rinuncia pubblica agli averi paterni, il Francesco del Paradiso non corrisponde all'immagine che ce ne dava il Cantico delle creature, primo testo della nostra poesia volgare: è semmai uno strenuo promotore di fede, un impareggiabile collettore di uomini disposti a seguirlo "dietro a tanta pace" sulla strada di quella "ignota ricchezza" che è la povertà cristiana.

Assomiglia forse di più al Santo affrescato da Giotto ad Assisi - inlieve anticiposu Dante - e quindi a Firenze. Nel protagonista dell'XI, come poi in quello del XII, intendiamo che passione e predicazione della Verità non concedono pausa: ciascun atto e parola s'inquadrano in una Regola, ispirata da un Dio che, mandando tra noi "per sola grazia" un Francesco e un Domenico, dimostra quanto gli prema la salvezza dell'umano gregge.