Traccia 4: ambito socio-economico

"Alle basi della convivenza civile e dell'esercizio del potere, giustizia diritto, legalità"

In primo luogo, sottoporre una traccia di questo tipo a un maturando mi pare inopportuno. L'argomento è sterminato, e il titolo e le citazioni circoscrivono il campo in maniera di granlunga troppo ampia. Nessuno se non un professionista degli studi filosofici potrebbe dire altro che delle banalità micidiali. Figurarsi un maturando.

Poiché un filosofo del diritto non lo sono nemmeno io, mi limiterò a identificare una delle tante maniere nelle quali un argomento del genere potrebbe essere affrontato. Nel sovrapporre giustizia, diritto e legalità, la traccia  pone due domande, intersecate per altro l'una con l'altra, che nell'ultimo decennio circa sono tornate di bruciante attualità: la prima si interroga sulla necessità che il potere sia ancorato a un qualche valore "assoluto"; la seconda si chiede quali possano essere questi valori, e dove li si possa trovare.

Quasi tutte le citazioni che il maturando avrebbe dovuto commentare pongono il problema di una nozione di giustizia precedente - e sovrastante - le leggi dello Stato, e della necessità che il diritto positivo sia valutato alla luce di questa nozione. La presenza di un ideale normativo di giustizia - la fiducia insomma, per dirla con la citazione di Aristotele, nella percezione che l'uomo ha "del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto" - consentirebbe di valutare i sistemi politici e giuridici, di stabilire quali siano i migliori, i peggiori e i pessimi, e di riformarli quando necessario.

Al contempo però molte delle citazioni, e in particolare quelle di Sidgwicke Höffe, sottolineano l'estrema difficoltà che si incontra quando questa nozione astratta di giustizia la si vuole definire in concreto. La modernità ha infatti eroso tutti i fondamenti della conoscenza, relativizzando ogni valore al suo contesto storico quando non al singolo individuo che lo ha sposato. E in queste condizioni diviene assai difficile identificare una nozione "assoluta" di giustizia che ci permetta di valutare i singoli, concreti sistemi politici e giuridici. Seppure in forma minima, tuttavia, quella nozione "assoluta" della giustizia dovremo pure definirla. A pena, come ci ricorda ancora Beccaria, di ricadere "nell'anticostato d'insociabilità".