Traccia 6: ambito storico

"La fine del colonialismo moderno e l'avvento del neocolonialismo tra le cause del fenomeno dell’immigrazione nei Paesi europei. Illustra le conseguenze della colonizzazione nel cosiddetto Terzo mondo, soffermandoti sulle ragioni degli imponenti flussi di immigrati nell’odierna Europa e sui nuovi scenari che si apronono nei rapporti tra i popoli"

La traccia è, in realtà, un irritante suggerimento ideologico. L'attenzione dello studente è concentrata sulla parola "neocolonialismo", perché da questo concetto deve cominciare necessariamente la riflessione. Cosa significa "neocolonialismo"? I libri di storia ci parlano di un colonialismo che si era sviluppato fino all'alba della Seconda guerra mondiale e che, dopo la pace, inizia a destrutturarsi: si entra cioè in quella fase che, sempre i libri di storia, chiamano decolonizzazione.

Quando incomincia il nuovo colonialismo? Se non abbiamo a che fare con un colonialismo militare, come è appunto quello che abbiamo conosciuto, conchetipo di colonialismo si deve confrontare lo sventurato studente che ha scelto questa traccia? Con l’ideologia di coloro che vedono nell’economia di mercato la fonte di tutti i mali, quindi l'origine del "neocolonialismo". Dunque, al maturando restano due possibilità: o quella di contestare fin dall'inizio l'impostazione ideologica suggerita, oppure sposare pienamente la visione del mondo proposta dalla traccia, che ha illustri sostenitori, da Che Guevara a Bertinotti, al popolo no global.

La prima ipotesi è rischiosissima, anche perché la composizione della classe docente italiana, soprattutto quella che insegna storia e filosofia, considera come fatto storico, sociale, politico indiscusso la colonizzazione capitalistica del Terzo mondo. Ma se il giovane è preparato e sa tirare fuori le unghie, la sua riflessione può mettere alle corde i vetero-marxisti annidati al ministero della Pubblica istruzione. Il suo ragionamento dovrà toccare la complessità della globalizzazione, chenon riguarda soltanto questioni economiche, ma anche (e soprattutto) quelle legate alle tradizioniealle religioni dei popoli della terra: in sostanza, la comunicazione delle esperienze culturali. Invece di demonizzare la globalizzazione come nuovo colonialismo, non potrà essere questa la forma economica che consentirà di sviluppare i Paesi del Terzo mondo, arrestando il flusso migratorio di coloro che intendono sfuggire alla miseria (non al benessere) del proprio Paese?

Ma il cammino è impervio: troppo politicizzati in una unica direzione i nostri docenti. Allora la strada da seguire è l’altra: qui i luoghi comuni si sprecano. Si può cominciare a scrivere di una colonizzazione che da militare è diventata economica, per finire nelle braccia del più banale ecologismo. Poi si può aprire il discorso sull'insensibilità capitalista che non aiuta l'immigrazione e si può concludere con un inno alla pace universale, che non guasta mai. Si chiamano esami di maturità: bisognerebbe accertare prima di tutto la maturità culturale di chi propone questi temi d'esame.