Traccia 7: ambito scientifico

"Sensate esperienze" e "Dimostrazioni certe": la nascita della scienza moderna

Furono, immagino, più d'una le occasioni in cui Galileo dovette sentirsi in obbligo di specificare che sensata esperienza e dimostrazione certa erano il presupposto delle sue affermazioni. Soprattutto quando esse cozzavano col senso comune e con ciò che sembrava essere ovvio. La più popolare di tutte - resa popolare da quell'insistente e forse un po' comico "eppur si muove" - è probabilmente quella che negava l'immobilità della Terra, che invece si voleva ferma al centro dell'Universo perché era "ovvio" così.

Innanzitutto - si diceva - chiunque lo vede da sé che la Terra è ferma; poi, se la Terra si muovesse, un sasso lasciato cadere da una torre dovrebbe cadere non ai piedi di questa ma diversi metri più in là. Persino la caduta di quel sasso rendeva l'affermazione di Galileo inaccettabile: non era la caduta del sasso la prova provata della ricerca da parte di ogni cosa del proprio luogo naturale - la Terra - che è pertanto "evidentemente" al centro dell'Universo? La sensata esperienza - cioè l'esperienza acquisita attraverso i sensi - deve intendersi in contrapposizione all'Autorità.

Il metodo quello era: rifiuto dell'Autorità, di qualunque autorità diversa dalla sensata esperienza. Cioè diversa dai fatti: sono i fatti e l'osservazione controllata del mondo che ci circonda il punto di partenza per la comprensione dello stesso. E sono anche il punto d'arrivo, perché ogni possibile comprensione è ad essi che deve obbedire e uniformarsi: i fatti sono,insomma, l'ultimo giudice di ogni comprensione, cioè di ogni teoria. Perché è il fatto promosso a teoria ciò che dà comprensione; ed è attraverso la dimostrazione certa che si perviene alla teoria scientifica. La parola ha qui un'accezione diversa che nel linguaggio ordinario: in questo, essa significa ipotesi, congettura o, per bene che vada, pura speculazione metafisica; nel contesto scientifico, invece, "teoria" significa corpo di conoscenze logicamente organizzato e saldamente ancorato all'evidenza dei fatti.

Una teoria scientifica, insomma, è quanto di più vicino alla realtà delle cose possediamo. Alla realtà delle cose una teoria scientifica è vicina persino più di quanto non lo siano quegli stessi fattichehogià detto essere inizio e fine di ogni discorso scientifico: il valore cognitivo di una teoria scientifica, quindi, è superiore al valore dei fatti, perché li include, prima, e profondamente li comprende, poi. Dire, come a volte si dice di una teoria scientifica, "è solo una teoria", sarebbe come se si dicesse "è solo scienza".

Il valore di Galileo è stato l'averci fornito, per trasformare i fatti in teoria, la ricetta giusta: sensata esperienza e dimostrazione certa. Una volta che, seguendo la ricetta galileiana, la trasformazione è stata completata, aderire alla teoria non è più un'opzione. E non aderirvi è un rischio.