Da una traccia di Dna una speranza per la piccola Maddie

Londra - C’era effettivamente uno sconosciuto nella stanza di Madeleine McCann il giorno in cui la piccola è scomparsa. Sono ormai trascorsi trenta lunghissimi giorni d’angoscia da quando la bimba inglese di quattro anni è stata rapita nella località turistica Praia da Luz, mentre si trovava in vacanza insieme ai due fratellini gemelli e ai genitori, due medici britannici. Le ricerche purtroppo sono state vane. L’unico sospetto rimaneva finora un uomo separato di 33 anni che vive insieme alla madre non lontano dall’albergo dove soggiornavano i McCann e che ha una figlia della stessa età di Maddie.
Ieri però è giunta la notizia della prima prova scientifica che dimostra con certezza che una persona estranea si sarebbe introdotta nella camera della piccola il giorno della sua scomparsa. Finora infatti, la ricostruzione dei fatti secondo cui Madeleine sarebbe stata rapita proprio nel suo lettino, mentre dormiva insieme ai fratellini, era soltanto un’ipotesi non supportata da prove concrete.
Si sapeva solamente che i genitori avevano lasciato i bambini nella stanza ed erano usciti dall’albergo per cenare in un locale situato proprio di fronte all’hotel da dove si poteva perfino vedere chi entrava e chi usciva. Alle nove erano andati a controllare i figli e tutto era assolutamente normale, ma quando erano tornati alle dieci, di Maddie non c’era più traccia. Qualche settimana fa un ex detective di Scotland Yard aveva messo in dubbio che il rapimento potesse essere avvenuto all’interno dell’albergo: la bambina poteva essersi svegliata all’improvviso e, non trovando la mamma e il papà, essere scesa a cercarli nei dintorni dell’albergo, dove sarebbe stata rapita.
Adesso si sa invece con certezza che qualcuno è entrato nella camera. Una perizia della polizia scientifica ha infatti trovato un campione di Dna che non risulta appartenere a nessuno dei McCann. Un passo in avanti nell’indagine che per ora però, potrebbe solo scagionare l’unico sospettato. Le perizie sui campioni di dna continueranno per tutta la settimana, ma si sa già che quello dello sconosciuto ritrovato nella stanza di Maddie non appartiene all’indiziato, Robert Murat.
«Non siamo in grado di fare alcuna connessione tra il materiale raccolto e i sospetti che abbiamo attualmente – ha spiegato ieri al quotidiano portoghese 24 Hours una fonte dell’istituto scientifico forense – c’è, è vero, un Dna che non corrisponde a quello della famiglia McCann e questo è un passo in avanti molto importante. Ma la verità è che questo Dna non ha ancora un nome. Le prove non sono sufficienti a sostenere le accuse contro l’unico sospettato in questo caso. Questo non significa che il signor Murat non possa venir incriminato, ma nella camera è entrata un’altra persona che per ora non siamo in grado di identificare».
Mentre le indagini proseguono i genitori di Maddie hanno trascorso tutta la giornata di ieri a Madrid per capire se il rapimento della figlia è collegato ad altri due casi avvenuti di recenti sempre nella penisola iberica. Yeremi Vargas, di sette anni è scomparso il 10 marzo da Gran Canaria mentre giocava di fronte alla sua abitazione e qualche mese prima Sara Morales di 14 anni, non ha più fatto ritorno dal centro commerciale di Gran Canaria dove si era recata. Si teme che entrambi siano caduti in una rete internazionale di pedofili, un’ipotesi che anche i genitori di Maddie sono ora costretti a contemplare.